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Omaggio a Carlo Brighi, inventore del ballo liscio

Si parlava del liscio nella versione romagnola, la più famosa e la più significativa, soprattutto perché il suo primo inventore e protagonista fu Carlo Brighi, detto Zaclèn cioè anatroccolo nel dialetto di Forlì per la sua passione per la caccia alle anatre, violinista di talento che lasciò l’orchestra di Toscanini per lanciare il moderno ballo di coppia nelle terre di Romagna. Una specie di profeta del verbo viennese dei fratelli Strauss che in una trentina d’anni (dal 1887 al 1915) compose più di 1.200 pezzi fra valzer, polche e mazurke, il tradizionale trittico del liscio italiano.

A raccontarci la sua storia è stato Roberto Bartoli, contrabbassista della Piccola Orchestra Zaclèn, che insieme con il violinista Simone Castiglia, il clarinettista Massimiliano Rossi e il chitarrista Federico Martoro, ha eseguito il meglio della produzione di Brighi descrivendone efficacemente la personalità: amico di Andrea Costa, fondatore del partito socialista, innamorato delle musiche dei caffè viennesi e, soprattutto, fondatore di un’orchestra la cui direzione passò al figlio Emilio e la cui tradizione fu ripresa senza soluzione di continuità dalla famiglia Casadei.

Quei pezzi musicali scelti fra i circa 800 nel fondo Brighi conservato alla Biblioteca Comunale di Forlì non solo sono degli autentici piccoli capolavori musicali, ma rappresentano altrettanti testimoni del deciso cambiamento della sensibilità popolare e quindi anche del comportamento sociale degli italiani alla fine dell’800. Com’è noto fu il valzer che ruppe i tabù e le severe prescrizioni delle autorità ecclesiastiche del tempo chiudendo la coppia di ballerini in un abbraccio che prima era assolutamente proibito. I balli contadini del settecento erano fatti in gruppo  e i due sessi potevano al massimo guardarsi e sfiorarsi. Stare attaccati era considerato l’anticamera di orribili peccati.

Alcuni dei brani di Brighi esprimono con un’evidenza comprensibile a tutti questa svolta fondamentale nella storia della danza. C’è per esempio un saltarello, ballo settecentesco, che si trasforma in polka ed è dunque una sorta di anello di congiunzione fra due epoche artistiche. Un po’ come la cattedrale di Durham in Inghilterra o Sant’Andrea di Vercelli che rappresentano il passaggio fra il romanico e il gotico, mostrando una singolare combinazione stilistica.

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