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Sirtaki, la danza della libertà

Il sirtaki è la Grecia: è diventato il suo emblema, sintetizza tutta la sua storia e cultura ed è il messaggio del popolo greco al mondo. Nonostante molti, anche fra gli stessi greci, pensino sia un’antica danza tradizionale, ha invece un’origine molto recente. Addirittura è stata creata “su commissione” per il film “Zorba il greco”, diretto da Michael Cacoyannis e tratto dall'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis.
Mikis Theodorakis, il celebre musicista autore della colonna sonora del film, ha avuto la sua fonte di ispirazione nel hasapiko, un’antica danza detta “dei macellai” che risale all’impero bizantino, composta da una serie di passi base e da alcune figure introdotte dal capofila durante l’esecuzione.
Nel sirtaki (piccolo syrtos) si ritrovano anche altre danze: nelle parti più lente il syrtos, nome con cui genericamente si indicano alcuni balli popolari con ritmo in 4/4 eseguiti durante feste e matrimoni, mentre negli elementi più rapidi emerge il pidiktos, un ballo che ha come caratteristica il fatto di essere praticamente saltato. Theodorakis è riuscito ad amalgamare le tradizioni popolari e a  trasportarle nel mondo contemporaneo come evento di gioia, di relazione tra le persone, di libertà: la sua musica non poteva che diventare un messaggio universale.

La storia narrata nel film di Cacoyannis è nota ma val la pena ricordarla perché il sirtaki vi svolge una funzione rilevante. Ambientata nell’isola di Creta vede John, un colto turista americano, subire il fascino delle tradizioni di quella terra ma il suo tentativo di integrarsi nella comunità viene respinto dal popolo che non lo accetta perché straniero. Sarà Zorba, un greco dallo spirito libero e privo di pregiudizi, ad avvicinarlo finché tra i due nasce un profondo legame di amicizia. Zorba, interpretato da un incredibile Anthony Queen, diventa così per John un maestro di vita che lo salva in situazioni di grande pericolo e gli insegna una danza che lo ha reso capace di superare il dolore, nella consapevolezza che la vita merita comunque di essere vissuta. Finché la felicità della danza di Zorba non attrae anche il popolo che si unisce a loro nel celebrare l'amicizia e la libertà mentre il ritmo della musica accelera gradualmente, passo dopo passo.
Dopo l’uscita del film i turisti incuriositi cominciarono ad affollare Creta e fu solo allora che i ballerini locali cominciarono ad esibirsi in questa danza fino ad allora sconosciuta.
Il sirtaki divenne celebre in tutto il mondo come simbolo della libertà del popolo greco e, soprattutto, come occasione per condividere l’esaltazione della vita e della comunità, espressa in quell’abbraccio che unisce i ballerini. Perché il sirtaki è una danza di gruppo che recupera passioni primordiali.
Ti voglio troppo bene per non dirtelo – dice Zorda nella scena finale del film – tu mister hai tutto meno una cosa: la pazzia. Ci vuole un po’ di pazzia se no non potrai mai strappare la corda ed essere libero”. “Insegnami a ballare” risponde John. Ed ha così inizio il sirtaki.
Il 19 febbraio di quest’anno Mikis Theodorakis che, con la sua opera e il suo impegno civile rappresenta nel mondo la voce più consapevole della Grecia contemporanea, ha pubblicato una lettera aperta sulla drammatica situazione che sta vivendo il suo paese. “Per l’Unione di tutto il Popolo sto dedicando tutte le mie energie – scrive – e credo che alla fine ce la faremo. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai Tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine sono sopravvissuto e sono ancora qui.
Oggi ho 87 anni ed è molto probabile che non riuscirò a vedere la salvezza della mia amata patria. Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine”
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