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Sport e salute. Attenzione al fai da te

discotecaI ballerini sono una tribù di atleti lasciata a sé stessa. E’ quanto pensa Giorgio Galanti, professore ordinario di Medicina Interna, direttore della Scuola di specializzazione sportiva dell’Università di Firenze e coordinatore medico della Fiorentina, che ci spiega perché tutti i ballerini – e gli sportivi in generale – dai professionisti ai dilettanti, devono comportarsi da atleti veri per scongiurare seri infortuni. D’obbligo, mantenersi in forma con allenamenti e alimentazione corretta, sottoporsi al test di idoneità agonistica annuale e avere uno stile di vita rigoroso.

Ormai è un po’ di moda, anche fra i medici, dire che ballare fa bene. Cosa ne pensa?
Apparentemente, e se sì esamina la cosa in maniera superficiale, dico di sì. Però, se si fa una valutazione obiettiva, il ballo e i ballerini, anche intesi come artisti, sono degli atleti e in quanto tali si possono anche infortunare.

In quanto atleti cosa dovrebbero fare?
L’attenzione nei confronti di questa categoria è risultata poco evidente perché in Italia alcuni, non facendo attività agonistica e non essendo iscritti a federazioni sportive, non si sottopongono alle visite di idoneità. E’ una tribù di atleti lasciata a sé stessa.

Distinguiamo tra ballerini dilettanti o occasionali e professionisti. Lei ritiene che per questi ultimi la visita di idoneità annuale sia sufficiente per prevenire incidenti anche importanti?
Assolutamente no. La visita richiesta dal Coni è un’azione unica, prevista da una legge di trentadue anni fa per pochi atleti. Oggi tutti fanno attività fisica, anche con carichi di lavoro e allenamento che possono risultare pericolosi e generare infortuni.

Quindi?
Per essere concreto, non è che la visita di valutazione non sia corretta, non lo è in Italia l’accezione di idoneità. Le persone fanno la visita una volta l’anno e pensano di essere come Achille, indistruttibili.

Definiamo il percorso corretto da seguire.
Per un ballerino professionista si parte dalla valutazione della condizione atletica, cioè dello stato di allenamento, di quella fitness cardiovascolare e della massa magra e grassa. I ballerini hanno spesso il problema di essere troppo magri a scapito della massa grassa che è fondamentale per l’organismo.

Dunque la sola valutazione cardiovascolare una volta l’anno è assolutamente insufficiente?
Certo, dobbiamo poi aggiungere la valutazione di condizioni che possono favorire gli infortuni. E l’essere consapevolmente monitorizzati nel corso del tempo.

Da qualche anno è scoppiato il problema dei disturbi alimentari che sembra siano diffusi tra i ballerini di danza classica per i quali non è nemmeno obbligatorio sottoporsi a test di idoneità annuali. Forse sarebbero auspicabili anche dei controlli sulla adeguatezza della loro alimentazione?
E’ fuori dei tempi che i corpi di ballo non siano dotati di un medico. Una squadra, che è quella del balletto, dovrebbe avere queste garanzie. Perché l’efficienza cardiovascolare non può prescindere da quella muscolare, e questa a sua volta dall’allenamento e dalla alimentazione.

E’ una questione culturale?
Sì, e potremmo anche pensare che ci possano essere ballerini non sottili. Siamo sicuri che una ballerina più in carne possa ballare peggio di una magra che, tra virgolette, è anche ridicola? Non si può pensare che in nome dell’arte il corpo vada oltre.

Lei faceva riferimento ai limiti culturali italiani. All’estero la situazione è diversa?
 Negli Stati Uniti esiste una associazione medico sportiva di artisti che raccoglie trapezisti, musicisti, ballerini. Ha 20.000 iscritti di cui si studia una serie di comportamenti: per esempio si è visto che nei musicisti la frequenza cardiovascolare varia dalle prove al concerto.

Quindi ogni ballerino dovrebbe avere un piano personalizzato di indicazioni?
Certo. Oggi sappiamo che la situazione atletica e la condizione di rendimento sono legate a una situazione genetica. Ci sono ballerini a cui basta mezz’ora di allenamento il giorno per raggiungere ottimi risultati e altri che si devono allenare di più.

Parliamo di indagini genetiche. Di che tipo?
Non certo di tipo selettivo, per ottenere una razza di atleti. Con la genetica si può capire quali sono le capacità aerobiche e le possibilità di infortunio di un atleta. Così si ottimizzano le prestazioni.

E ai ballerini dilettanti e a quelli di una sera, cosa possiamo dire?
Che fanno attività sportiva. E quindi devono essere allenati. Tutti, ma specialmente quelli di una certa età o i fumatori che hanno fattori di rischio maggiori. L’attività sportiva può scatenare, in una percentuale da tre a cinque volte maggiore, malattie latenti. Chi balla per diletto deve comunque avere uno stile di vita rigoroso.

Il ballo è da prediligere rispetto ad altri sport?
Lo sport preferito è quello che piace di più. Non c’è uno sport migliore di un altro, tutti hanno una loro dignità. Il ballo, rispetto ad altri ha il vantaggio di essere uno sport di socializzazione perché c’è la squadra e il partner. Bene il ballo, dunque, purché sia fatto seguendo le regole di attività sportiva.

Ha esperienza di incidenti per patologie cardiache avvenuti durante gare di ballo?
Non direttamente. Comunque il messaggio che deve passare è che non esistono metodi per prevenire la morte improvvisa. Ma esiste la possibilità di fermare le condizioni che la favoriscono attraverso valutazioni che consentono di quantificare il rischio e di attuare quelle condizioni di controllo che lo eliminano o lo monitorizzano. Per esempio l’uso di sostanze dopanti può favorire la morte improvvisa.

Le associazioni sportive dovrebbero essere sollecitate perché facciano maggiori controlli sugli atleti?
Sì, la mia opinione è che, pur mantenendo la visita di valutazione, le società sportive dovrebbero avere il medico sportivo come riferimento continuo, senza per questo medicalizzare gli atleti.

Maggior consapevolezza da parte sia degli atleti che delle società sportive, questo il messaggio?
L’idea è che l’atleta abbia come punto di riferimento il medico dello sport che è specialista della totalità della persona, ha una visione generale degli eventuali problemi e indirizza verso singoli specialisti.

Nel calcio, a bordo campo è ormai obbligatorio il defibrillatore. Forse lo si dovrebbe avere in tutte le manifestazioni sportive.
Assolutamente sì, ma è uno strumento e in quanto tale è necessario che ci sia chi lo sa usare. Chiunque può imparare farlo in sole quattro ore di corso. E il defibrillatore costa circa 1000 euro.

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