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Vasco Rossi mecenate della danza

Quando, nel mese di agosto, Vasco ha dichiarato “non sarò più una rock star, ma un social rocker”, si è creato un grande scompiglio. Giornali, televisioni e web si sono interrogati sul significato delle sue parole, spesso erroneamente interpretate come un addio alle scene, e molti dei suoi milioni di fan si sono sentiti prematuramente orfani.
In realtà, come spesso avviene con Vasco Rossi, il suo messaggio era ben più articolato e complesso di quanto non potesse apparire ad un primo impatto ed il significato si è venuto chiarendo nei mesi successivi, quando è passato dalle parole ai fatti.
Non era credibile che Vasco abbandonasse ma, al contrario, che avesse trovato “un senso”, a non tante ma ad alcune cose, e che questo senso potesse stare nel riscrivere e conquistare una relazione più diretta e immediata con la gente.
Ogni rock star finisce per essere un modello, un idolo o un punto di riferimento, e crea una separazione che lo rende immagine o proiezione.
Al contrario il nuovo percorso di Vasco ha teso a ribaltare gli schemi e gli esiti del proprio successo ed ha avuto origine con il recupero del “dialogo”; è iniziato da Facebook: vissuto come un bar, in cui si chiacchiera tra amici, che azzera le distanze facendo diventare il ”mito” uno come tanti, che vedi e ascolti senza difficoltà, con cui il dialogo è facile e continuo.
Un livello di comunicazione nuovo questo di Facebook, con 2.704.884 fan solo sul social network, con il post quasi quotidiano di “clippini” che spaziano dal Vasco pensiero a video di altri musicisti da lui apprezzati.
Ma non è finita con la comunicazione scritta, ed ecco infatti che Vasco propone anche un altro livello di incontro: il ballo.
L’avevamo già intuito con il video di Buoni o cattivi (2004) in cui un ottimo corpo di danza accompagna un “vero” rock, e poi con quello di Ad ogni costo (2009) con Eleonora Abbagnato che dà vita ad una intensa ed appassionata interpretazione dell’universo femminile.
Ora ne abbiamo avuto la conferma con la nascita del VascoRossi dancing project, un’associazione culturale non profit con cui il rocker ha deciso di legare ufficialmente il suo nome alla passione per la danza in tutte le sue forme ed espressioni supportando, con generose donazioni e specifici progetti, giovani ballerini, grazie anche alla collaborazione della FIDS (Federazione italiana danza sportiva), del Teatro alla Scala  e di famosi coreografi.
Questo è fare social rock? Sicuramente sì, l’attivazione della relazione passa anche attraverso la dimensione fisica e corporea e con il ballo Vasco crea un’inversione di luogo: da sopra il palco a tra la gente, in uno spazio tanto più grande da consentire di aprirsi ad operazioni di più ampia portata.
A fine marzo al Teatro alla Scala di Milano debutterà L’altra metà del cielo, musica e drammaturgia di Vasco Rossi, coreografia di Martha Clarke, un viaggio nell’universo femminile descritto attraverso le diverse fasi della vita di tre donne emblematiche: Silvia, Albachiara e Susanna.
Si ricorda un solo precedente simile, il Pink floyd ballet di Roland Petit che, eseguito per la prima volta nel 1973 al Palais des sport di Marsiglia, è stato replicato nel giugno del 2009 proprio nel teatro milanese.
Ma la danza classica non è lontana dal rock, si sono chiesti i “puristi”? “No – ci ha spiegato Vasco – è linguaggio del corpo e comunica sensazioni immediate … è una necessità ed un’estasi”.
Forse il “senso” sta proprio in questo: fare un patto con le proprie emozioni, lasciarle vivere e non farsi “fare fuori”, soprattutto dalla relazione con gli altri.

Foto dal sito: https://www.facebook.com/vascorossidancingproject

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