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Vasco sì Vasco no, comunque niente smoking

Il diritto allo sciopero è inalienabile, su questo non si discute, quello che fa riflettere in tutta la ormai nota vicenda è il modo in cui si è arrivati alla decisione di bloccare la prima de L’altra metà del cielo, il disagio degli spettatori e la rassegnazione di Vasco.
Scene già viste nel mondo dei teatri, anche in tempi recenti al Comunale di Firenze, proviamo comunque a riassumerne i fatti. La Cgil ha proposto lo sciopero durante l’assemblea dei lavoratori della Scala, per protesta sia nei confronti delle modifiche proposte dal governo sull’articolo 18 sia per problemi legati al tema della sicurezza interna del teatro. Di fronte al diniego delle altre sigle sindacali, la Cgil indice e conferma lo sciopero per sabato 31 marzo, facendo così saltare l’attesissima prima del balletto fortemente voluto dal direttore del Corpo di ballo della Scala Makhar Vaziev, con musica e drammaturgia di Vasco Rossi e coreografia di Martha Clarke. 
Un evento che avrebbe visto duemila persone che da mesi hanno acquistato i biglietti e sarebbero giunte a Milano da tutta Italia per celebrare il rock alla Scala; proprio questo è stato uno degli argomenti usati da Cisl e Uil per opporsi allo sciopero a cui le due sigle non aderiranno.
''Ancora una volta – ha commentato il sindacalista Silvio Belleni della Cisl- si va a colpire la produzione del teatro in modo del tutto strumentale'', criticando il fatto che la decisione sia stata presa durante l'assemblea da una sola sigla sindacale, ''non facendo un ragionamento unitario nel teatro e colpendo il pubblico''. Per questo – ha concluso – ci dissociamo da una iniziativa che giudichiamo pericolosa'', anche per i problemi finanziari del teatro.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Uilcom ''Noi – ha scritto in un comunicato Domenico Dentoni – continuiamo a domandarci per quale ragione lo sciopero sullo spettacolo, preferibilmente se si tratta di una prima, è per la Cgil il mezzo preferito per protestare. Non siamo d'accordo a colpire sempre gli spettacoli e lo riteniamo pericoloso per il futuro del teatro''.
Sindacati l’un contro l’altro armati, mentre gli spettatori hanno seguito  preoccupati l’evolversi dei fatti. Sono una tra le 2000 persone che hanno acquistato un biglietto per la prima de L’altra metà del cielo. Il perché è presto detto: perché da sempre siamo fan di Vasco, amiamo la sua musica e il suo coraggio di sperimentare nuove strade, e la chiave classica pop sicuramente lo è, perché ci piace la danza, ed infine perché forse siamo “diversamente colti”, come Vasco è solito definire coloro che amano il rock e la danza. Perché L'altra metà del cielo si è presentato da subito come uno spettacolo speciale in cui danza, musica e teatro sono stati riuniti in un unicum, nel nome di Vasco e in omaggio alle figure femminili così spesso al centro delle sue canzoni. Ed infine perché se il mondo del rock e quello della classica possono sembrare distanti tra loro, “in realtà si tratta di due espressioni artistiche che usano il linguaggio del corpo – come ha detto Vasco Rossi – entrambi sono viscerali: la musica sale da dentro e il corpo traduce le sensazioni, le emozioni”.
Dunque mi sono trovata nel mezzo del tourbillon causato dall’annullamento dello spettacolo: tra email che laconicamente comunicavano lo sciopero a centralini che dopo un’attesa infinita fornivano indirizzi sbagliati a cui rivolgersi. Alla fine ce l’ho fatta, spero, ad aver avuto il biglietto per un’altra serata. Dovrò comunque recarmi a Milano a restituire quello annullato e ricevere il sostitutivo.
Impicci normali di un’occasione normale di un cittadino normale.  Sorprende però il venir meno della decantata efficienza milanese, visto che 2000 persone sono state poco protette e non senza grandi difficoltà è stato possibile trovare un’altra data. Mettiamo in conto anche un po’ di delusione: il desiderio di tutti noi era di fare della prima un evento di relazione e di gioia.
Fino ad oggi stupiva anche il silenzio di Vasco. Siamo abituati a “colloquiare” con lui tramite Facebook: i suoi commenti, le sue poesie, i suoi “clippini”, tra cui quello stupendo di Albachiara in versione L’altra metà del cielo, ci hanno abituato ad una relazione immediata e continua con lui.
Fino ad oggi. Poi ieri un breve discorso con cui esprimeva il rammarico per il dispiacere della mamma che non potrà vederlo in smoking. Come dire: gli eventi non sono rettificabili dalla volontà umana anche se apportano affezioni negative.
Ma non tutto è finito, ci saranno per fortuna le successive occasioni, in cui, speriamo, la qualità dell’evento riscatterà lo smoking di Vasco mai messo … e l’irrealizzata relativa rottura di un vecchio e sacro cliché del tempio della musica.

 

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