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Almeno Tu Nell’Universo, Mia Martini (1989)

Vent’anni fa, nel maggio 1995 Domenica “Mimì” Bertè in arte Mia Martini fu trovata priva di vita nella sua abitazione. Le circostanze della sua morte non sono mai state del tutto chiarite, anche se la causa più probabile è stata da qualcuno indicata nell’abuso di farmaci antidepressivi. Due anni prima si era riappacificata con la sorella-collega Loredana  Bertè con la quale aveva cantato in coppia al Festival di Sanremo. Questi sommari accenni di cronaca riguardano una delle più grandi cantanti italiane della seconda metà del  novecento, una voce che Charles Aznavour che volle cantare con lei all’Olympia definiva “l’unica che lo faceva davvero emozionare”. Se n’è andata “una delle interpreti più grandi della canzone italiana, forse l’ unica cantante importante della generazione successiva a Mina, Milva e Vanoni”, scrisse Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera.

Eppure, come purtroppo spesso accade nella storia dell’esistenza umana, la felicità di  Mimì fu compromessa dal suo grande talento. Il mondo dei mediocri infatti si difende in  vari modi da chi è manifestamente superiore e lo fa colpendo le persone soprattutto nelle loro sensibilità e fragilità. La cantante calabrese restò dunque fuori dalla scene per lunghi periodi: uno a cavallo fra gli anni 70 e 80 del Novecento per un intervento alle corde vocali e un secondo, più doloroso, nella seconda metà degli anni 80, quando si venne a creare una sorta di “mobbing” psicologico, una specie di allucinazione collettiva che l’aveva presa come bersaglio.

Ma il ritorno fu un evento artistico di prima grandezza, quando nel 1989 cantò al Festival di Sanremo “Almeno tu nell’universo”, una canzone che  Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio avevano scritto nel 1972 e che era rimasta nel cassetto anche perché Lauzi voleva che fosse lei a cantarla. Per premiare quella canzone fu istituito a Sanremo il Premio della critica che servisse da segnalazione di qualità accanto alle logiche più o meno commerciali e più o meno trasparenti della competizione canora.

Il testo della canzone è una sorta di amara considerazione sull’ipocrisia e il pressapochismo morale della gente, la sua inaffidabilità perché si lascia guidare non dai valori e dai sentimenti positivi, ma dalle mode e dai pregiudizi. Certo il mal di vivere è una condizione comune, e alla fine ciascuno “si consola come può”, ma l’importante è non lasciare il cervello e il cuore all’ammasso, cercando costantemente una bussola “per non far sì che la mia mente si perda in congetture, in paure, inutilmente e poi per niente”.

Molte sono state le cover di “Almeno tu nell’universo”, la più famosa quella di Mina che pochi mesi dopo la morte di Mia la interpretò in modo magistrale nel suo album “Pappa di latte”. Ma tutte coloro che hanno adottato questo virtuosistico pezzo musicale sono ben consapevoli che ogni volta che la cantano fanno tornare Mimì la Grande sul palcoscenico.

 

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