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Arrivederci Roma, Dean Martin (1955)

Che brutta storia. Sicuramente una delle più brutte di quelle che emergono dal vasto brodo della corruzione che ha contaminato purtroppo la testa e la coscienza di molti.  A Roma, dunque, era stato messo in piedi da anni un sistema di mazzette, tangenti, pizzi e così via di fronte al quale “la dazione ambientale” scoperta dai giudici di Mani pulite quasi impallidisce. Ma forse è un problema anche di livello culturale fra i malavitosi della capitale e gli ordinati faccendieri delle terre di mezzo lombarde.  Suscita una specie di orrore il fatto che il nocciolo del sistema riguardasse l’immigrazione. Come si fa a pensare di fare soldi sulla sventura e la povertà? Come si può ridurre il principio della solidarietà in una macchina per far arricchire delle canaglie?

Bene, Roma non è “ladrona” come dicevano i bossiani e non si merita questo, perché  nonostante tutto non si può non amarla. Se c’è una capitale nel mondo che rappresenta una perfetta sintesi la bellezza naturale e artistica del paese che amministra, che ne esprime gli umori, le aspirazioni e anche i difetti e  le contraddizioni, questa è proprio la Città eterna. Si può mantenere una certa diffidenza dei palazzi del potere come del  resto di un certo cinismo, più o meno bonario, più o meno ingannatore, che è la conseguenza del gioco del potere, ma a Roma si va sempre volentieri e, quando si riparte, si pensa a quanto sarà bello ritornare perché nessuno può veramente dire di avere visto nell’immenso aggregato storico dell’Urbe tutto quello che c’è da vedere.

Dunque è sempre un “Arrivederci Roma”, nonostante tutto, quello che ci nasce nel cuore al momento del congedo. Sulle  note di una delle numerose canzoni che la celerano. Quanto sei bella Roma, per esempio, composta nel 1934 di  De Torres e C. Bixio, cioè negli anni d’oro della canzone dialettale italiana.  Oppure Roma nun fa’ la stupida stasera, capolavoro di Armando Trovajoli, autore delle musiche dalla commedia musicale Rugantino di Pietro Garinei e Sandro Giovannini che vide la sua prima rappresentazione al Teatro Sistina nel 1962.

Roma nun fa’ la stupida, cantata da Johnny Dorelli fu il brano più di successo di quel musical, confermando il ruolo che nel rilancio della canzone italiana fra il 1947 e il 1960, ebbe questo genere di spettacolo.  Come scrive Gianni Borgna, la commedia musicale contribuì a sprovincializzarne i testi e l’impianto. Una in particolare, proprio la canzone del congedo “Arrivederci Roma”,  composta da Renato Rascel (1955) fece il giro del mondo.

I testi erano di Garinei e Giovannini, semplici e popolari: il cantastorie invidia il turista che scopre le meraviglie dei monumenti e il gusto della cucina romana, che insomma compie tutti i gesti, come quello di lanciare una monetina nella Fontana di Trevi, che non dicono niente a chi ne è quotidianamente testimone e che invece faranno parte per sempre della fantasia, del sentimento e della nostalgia di bellezza e serenità per esempio dell’inglesina  “col naso all’insù” che sta per tornare a casa. Sull’onda del successo mondiale della canzone, il regista americano Roy Rowland girò un film con lo stesso titolo di intrecci amorosi nel 1958.

Gli americani hanno amato moltissimo questa canzone. Una delle versioni più belle è quella di Dino Paul Crocetti, in arte Dean Martin, il cantante che Elvis Presley definì “The King of cool” .

 

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