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Be-Bop-A-Lula, Gene Vincent (1956)

Sono passati 60 anni da quando un cantante del Michigan, Bill Haley incise la canzone Rock Around The Clock che sarebbe diventata la colonna sonora di un film, “Il Seme della violenza” con Glenn Ford che due anni dopo sconvolse il pubblico giovanile di un cinema londinese.  Quel  12 aprile 1954 viene indicato come la data di nascita del Rock’n’roll e lo studio di incisione della Decca, il luogo dove avvenne il parto, ma si tratta di un’anagrafe del tutto convenzionale.

Andate a rileggervi l’articolo che Edmondo Berselli scrisse su Repubblica in occasione del 50° anniversario e avrete chiaro che in quella fucina arroventata della musica, c’è un’ampia possibilità di scelta. Erano gli anni 50, quando – ha scritto Bob Dylan – “c’era una straordinaria innocenza e io non ricordo che nulla di male accadde mai”.  Accadde però una rivoluzione musicale che mostrò a Dylan, come a tanti altri della sua generazione “quale fosse il loro futuro”.

Dal momento che di Haley e dei suoi Comets abbiamo già parlato, per celebrare questo sessantesimo non c’è niente di meglio che Be-Bop-A-Lula che fu registrata nel 1956 da Gene Vincent e dai Blue Caps e che fa parte dei capostipiti visto che l’impatto sconvolgente del Clock di Haley  risale proprio a quell’anno.

Si parla di capostipiti ma non di un genere, visto che rientrano nell’albero genealogico della chitarra elettrica artisti e pezzi che,  dal punto di vista compositivo e da quello del testo, hanno pochissimo a che vedere l’uno con l’altro. Al punto che Berselli parla di “costellazione, anzi di pantano”: “Ci sguazzano dentro coloro che hanno voglia di contaminare scendendo con la musica nella densità anche sessuale di quel rock e roll. Scuoti e dondola, capito?”. Fu Elvis Presley a legittimare quella musica che Frank Sinatra aveva definito “roba da delinquenti”, il cantante bello dal timbro di voce seducente che faceva svenire le ragazze, proprio a partire dal 1956, l’anno del nostro Be-Bop.

“Be-bop-a-lula, she’s my baby”, lei è la mia bambina; “she’s the girl in the red blue jeans”, lei è la ragazza dai jeans rossi;  “She’s the queen of all the teens”, lei è la regina di tutti i ragazzi;  “She’s the one that I know”, lei è la sola che conosco; “She’s the one that loves me so”, lei è la sola che mi ama così.  E così via in un gioco di ripetizione che scandisce un ritmo classico, la più evidente commistione rock – blues – country, miscela da cui i seguaci di Haley, Vincent e soprattutto Elvis che li oscurò tutti, hanno tratto capolavori che rivaleggiano anche con pezzi della musica classica contemporanea.

 

 

 

 

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