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Bollicine, Vasco Rossi (1983)

Vasco ha scritto decine di belle canzoni che cantano genitori e figli. Ce n’è però una che ha fatto la storia del rock italiano più di altre.

Sono molti i motivi che fanno di Bollicine una canzone “snodo”, un segnale di cambiamento negli schemi della cultura popolare di quegli anni. Dal punto di vista del  Blasco molti sostengono che nascosto, ma neanche troppo, dietro le parole insulse e giocose del “piccolo spazio di pubblicità” ci sia il riferimento alla cocaina. E dunque anche le bollicine sarebbero quelle che si formano se si mette a scaldare la polvere bianca. La prova? L’anno successivo alla pubblicazione dell’album Vasco Rossi fu arrestato per detenzione di sostanza stupefacente che lui stesso aveva spontaneamente consegnato ai carabinieri e si fece 22 giorni di cella. Ma non si farebbe giustizia all’intelligenza del rocker, se si riducesse il testo della canzone che la rivista Rolling Stones considera la numero uno dell’intero rock made in italy a una specie di canto giocoso sulla dipendenza  che allora l’opprimeva.
Quando Bollicine, che dà il nome al sesto album della sua carriera, cominciò a essere trasmessa alla radio, furono in molti ad accorgersi che tante regole dello spettacolo erano ormai ferri vecchi da mettere in cantina. Per esempio il fatto che non si potessero citare in occasioni pubbliche, alla radio o alla televisione, i marchi di aziende e di  prodotti commerciali , quasi  non fossero oramai diventati una parte integrante del costume del popolo italico.  Se ne accorse quasi subito la Coca Cola Company che in un primo tempo pensò addirittura di citare Vasco in giudizio per danni all’immagine, prima di realizzare che in realtà si trattava della più formidabile campagna pubblicitaria gratuita mai offerta prima di allora ad alcuna marca.  Certo l’ironia non manca “con tutte quelle bollicine”, ma la più famosa bibita americana non ne esce affatto male. Un po’ peggio forse ne escono “chi non vespa più e si fa le pere”  che richiama un fortunato claim pubblicitario di quegli anni (chi Vespa mangia le mele, nel senso dello scooter Piaggio)  e pure il sapone da barba dell’uomo “che non deve chiedere mai”  che non è citato.  Ed appunto questo è il vero messaggio della canzone. Uno sberleffo al consumismo (compreso quello delle anfetamine) che proprio in quei primi anni 80 esplodeva con il cosiddetto “riflusso” e il “ritorno nel privato” dopo il  decennio dell’ideologia.  Con  Bollicine Vasco vinse il Festivalbar del 1983.

 

 

Piccolo spazio pubblicità
piccolo spazio pubblicità
radio superstereoradio
coca….cola
coca….cola
coca….cola
coca….cola
coca….cola
coca….cola
bevi la coca cola che ti fa bene
bevi la coca cola che ti fa digerire
con tutte quelle, tutte quelle bollicine….
coca cola si coca cola…me mi fa morire…
coca cola si coca cola…a me mi fa impazzire…
con tutte quelle tutte quelle bollicine…

coca cola chi
coca cola chi vespa mangia le mele
coca cola chi?!?
coca chi non vespa più e si fa le pere…
con tutte quelle tutte quelle medicine…

io la coca cola me la porto a scuola
coca cola si coca cola
coca-casa-chiesa
con tutte quelle tutte quelle bollicine

coca cola…
e sei protagonista
coca cola…
per l’uomo che non deve chiedere…..mai!!!
..con tutte quelle tutte quelle bollicine…

coca cosa?????
coca cola!!!!!
coca cola!!
…e sai cosa bevi…..
…con tutte quelle tutte quelle bollicine…
………………………………

io la coca cola me la porto a scuola
coca cola si coca cola coca – casa e chiesa…..
………………………..
con tutte quelle bollicine

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