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Californication, Red Hot Chili Peppers (1999)

Nonostante tutti gli ammonimenti, il mondo continua a nutrire sogni di “californication”, cioè ad abbandonarsi a illusioni e posticci valori quali sono quelli che Hollywood dispensa a piene mani. Quanto mai attuale è questa canzone del 1999 dei Red Hot Chili Peppers, sicuramente il brano più famoso della band funk rock di Los Angeles che dà il titolo all’album. Il testo mescola frammenti del ciarpame fantasy fatto di  contraddizioni, di illusioni di eterna giovinezza, di mondi meravigliosi fuori dalla squallida realtà quotidiana: “Il sole può sorgere a oriente Ma tramonta in una location”, la civiltà occidentale segna la sua decadenza nell’abbandonarsi ai falsi miti, “È chiaro che Hollywood, Vende la Californicazione”.

C’è qualche barlume di speranza in tutto questo? Sì certo, una sposa adolescente che concepisce un figlio in un mondo di controllo delle nascite fa notizia, così come una ragazza che suona la chitarra è una “vibrazione positiva”, ma non illudiamoci:  i maremoti non potranno salvare il mondo dalla Californicazione.  Dunque attenzione alla cultura pop perché se non la affronti criticamente può farti perdere il senso della realtà, non ne devi essere travolto. Altrimenti sarai anche tu un complice della decadenza. 

La felice combinazione fra il testo e la composizione musicale che parte da un rif semplice e originale ha fatto di questa canzone una delle preferite dell’album che ha venduto più di 16 milioni di copie in tutto il mondo. Il brano è accompagnato da un videoclip disegnato in computer graphic in cui i membri della band sono i protagonisti di un videogioco: pinocchi digitali travolti dai sogni di ricchezza e spensieratezza, ritornano alla fine alla realtà, da pixel a esseri in carne e ossa, ma dopo un grande terremoto che distrugge la città.

 

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