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I Can’t Help Falling In Love, Elvis Presley (1961)

Era una canzone immancabile in tutti i concerti del Re del Rock. Una ballata che faceva riposare per un po’ i fianchi scatenati degli adoratori.

Come scrivere della prima vera immortale icona pop della storia? Che cosa spinge ancora migliaia di persone a recarsi a Graceland Mansion, al santuario che ospitò the King e non solo del rock ‘n roll. Elvis non morì giovanissimo come Jim  Morrison o Amy Winehouse e non cantò una sola estate lasciando migliaia di fan in lacrime. La sua stagione si incrociò con quella dei Fab four e fa impressione sentire cantare da lui Something al concerto Aloha from Hawaii. che fu il primo concerto della storia trasmesso via satellite con un audience di un miliardo di persone: un incontro fra grandissimi, come se Manet avesse ridipinto una volta i girasoli di Van Gogh mettendoci del suo. Il ciuffo, la tenuta bianca con alamari e disegni a paillettes, i pantaloni superscampanati, i sosia che girano per il mondo, gli imitatori di ogni genere e di ogni paese: tutto ciò fa parte dell’apparato teatral-commerciale, della confezione con cui si vende il divo. Più folclore che sostanza. Allora come nasce il mito Presley? La bellezza del volto e della voce? Aiuta certo, ma non spiega tutto: tanti personaggi belli e dotati sono rimasti al livello delle star, che brillano e si spengono senza creare gli stessi sommovimenti emotivi. Conta sicuramente il fatto di trovarsi di fronte a un fondatore: Elvis ha inventato un genere a tutto tondo, uno stile e un gusto musicale.

Elvis era un bianco che cantava la musica nera, cioé tutto quanto del jazz e del blues ha concorso a creare il rock, interpretandola con la sua personalità, la sua irruenza, la sua debolezza, e anche la sua sofferenza, nel momento in cui non è più riuscito a gestire il suo enorme successo. La malattia mortale di tanti artisti del nostro tempo. Certamente molto ha contribuito il fatto che le canzoni più popolari sono diventate altrettanti film, anzi filmetti, che alla fine hanno contribuito al disgusto dal quale Elvis è stato preso nell’ultima fase della sua vita (è morto nel 1977 a 42 anni).  Come è accaduto altri suoi giovani colleghi, anche the King fu trovato morto nel bagno della sua casa fulminato da quello che fu diagnosticato come un attacco cardiaco.

Can’t Help Falling in Love è uno stupendo pezzo (eccezionale anche nelle parole) che fu creato da George Weiss, Hugo Peretti e Luigi Creatore, sulla melodia di una canzone del diciottesimo secolo intitolata Plaisir d’amour. Fu con questa canzone che Elvis concluse il concerto Aloha from Hawaii del 1973.

 

 

Aloha from Hawaii

Wise men say only fools rush in
But I can’t help falling in love with you
Shall I say Would it be a sin?
If I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you

Like a river flows surely to the sea
Darling so it goes
Some things are meant to be
Take my hand, take my whole life too
For I can’t help falling in love with you

 

 

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