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Cavalli ricamati, Herbert Pagani (1975)

I più vecchi di noi si ricordano si ricordano certamente di Marco Visconti (1975), lo sceneggiato televisivo dal romanzo di Tommaso Grossi, che narra  la storia della passione disperata di Visconti per la giovane Bice, figlia della donna che aveva amato in gioventù.  Fra i personaggi di quella Milano del trecento raccontata a colori da Anton Gulio Majano c’è anche un cantastorie simpatico estroverso che canta un brano, Cavalli ricamati, con cui finisce ciascuna puntata di quello che allora veniva definito “un  originale televisivo”.

Quel cantastorie era Herbert Pagani, uno dei più interessanti interpreti e autori degli anni 60 e 70, morto nel 1988 all’età di 44 negli Stati Uniti a causa di una grave forma di leucemia. Giusto dunque ricordarlo a quarant’anni dallo sceneggiato, anche perché Herbert è stato un artista completo a cavallo fra due culture, quella italiana e quella francese, lasciandoci pezzi memorabili comeAlbergo a ore” (1970) l’adattamento della canzone Les amants d’un jour cantata in Francia da Edith Piaf.

Nato a Tripoli da una famiglia ebrea che fu espulsa dalla Libia Herbert ha vissuto fra la Francia e l’Italia dedicandosi a multiformi attività artistiche. Ecologista e pacifista, dal 1970  si dedicò a trasmettere il suo messaggio attraverso un progetto “Megalopolis” che racconta i pericoli che corre la società europea se non cambia il suo rapporto con la natura. Le  immagini plumbee di città disumanizzate da costruzioni mostruose si concludono tuttavia con una nota di speranza: un gruppo di saggi riusciranno a far rifiorire l’umanità che cambierà completamente il suo modo di vivere il rapporto con l’ambiente naturale. Un album che ha avuto notevole successo in Francia e che dovrebbe essere riascoltato in un momento in cui Papa Francesco ha rilanciato l’appello a una “rivoluzione ecologica”, l’unica che può preservare l’umanità dalla sua autodistruzione.

 

 

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