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Certe Notti, Ligabue (1995)

Liga è un autore molto intelligente e un professionista con i fiocchi. Non merita davvero il giudizio attribuito a Vasco secondo il quale avrebbe “una goccia di talento in un mare di presunzione”:

Diverso è il disorso quando si parla di gusti personali. Io per esempio preferisco andare al Roxy Bar della Vita spericolata , piuttosto che da Mario di Certe Notti che “tanto riapre prima o poi”. Ma questo non toglie che la canzone abbia un testo molto bello e che l’impianto musicale in tre quarti sia originale e interessante. E’ soprattutto questa aria padana, sottilmente dolce e provinciale, che colpisce. Mentre Vasco vuole volare alto, uscire dal piccolo mondo antico, troppo protettivo, Liga lo descrive e lo ama con una accettazione della realtà che contiene colore e anima universali. Vasco è uno “scapigliato”, Liga è un “crepuscolare”, variazioni anche queste di uno stesso rock italiano dolce e orecchiabile, amico delle giornate sempre uguali e dei sogni incompiuti. Chi s’accontenta gode così così, ma è comunque bello passare correndo in automobile facendosi semmai una notte “che ti tiene tra le sue tétte un po’ mamma un po’ pòrca com’è”.

Il brano fa parte dell’album Buon compleanno Elvis che nel 1995 consacrò il successo del musicista e che  molti considerano la più bella canzone italiana degli anni 90. Fu come la svolta di un lungo periodo di sperimentazione con alterni risultati ma anche con segnali precisi dell’inquitudine creativa di Liga che era alla ricerca di una sua identità espressiva. Del resto questa inquietudine lo ha sempre accompagnato nel suo percorso artistico che ha usato linguaggi diversi: la musica, il cinema, il testo scritto. Nel 1997 la sua raccolta di racconti Fuori e dentro il Borgo, ottiene il premio Elsa Morante e il suo film del 1998, Radiofreccia, storia degli ultimi giorni di una radio privata, si è meritato premi e riconoscimenti anche internazionali, al punto di essere selezionato  nell’archivio del MoMa di New York.

 

Certe Notti

Certe Notti (live)

 

Certe Notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.
Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che non voglio smettere, smettere mai.

Certe notti fai un po’ di cagnara che sentano che non cambierai più.
Quelle notti fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu.
Certe notti c’hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.
Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà.

E si può restare soli, certe notti qui, che chi s’accontenta gode, così così.
Certe notti o sei sveglio, o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c’è.
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te.
C’è la notte che ti tiene tra le sue tette un po’ mamma un po’ porca com’è.
Quelle notti da farci l’amore fin quando fa male fin quando ce n’è.

Non si può restare soli, certe notti qui, che se ti accontenti godi, così così.
Certe notti son notti o le regaliamo a voi, tanto Mario riapre, prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui, certe notti….

Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi
quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai.

Non si può restare soli, certe notti qui, che chi s’accontenta gode, così, così.
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui.
Foto: biografieonline.it

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