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Close Your Eyes, Ella Fitzgerald (1957)

Due romanzi, scritti a distanza di 20 anni l’uno dall’altro, sono fondamentali per  capire lo spirito del Novecento. Due libri che vanno al cuore del significato dell’esistenza e della sua intollerabile pesantezza quando tutte le sovrastrutture morali e materiali sono cadute. Quando non si deve lottare per nutrirsi, e quando l’individuo e il suo mal di vivere prevalgono sui legami e i dettami imposti  dalla società per conservare se stessa.

Si tratta delle Nausea di Jean Paul Sartre (1938) e di On The Road di Jack Kerouac (1959). Uno è il manifesto dell’esistenzialismo, l’altro della beat generation . Che cosa accomuna questi due libri che corrispondono a periodi e sensibilità così diverse, l’Europa della guerra mondiale e l’America di Truman?  Entrambi trovano l’apice del racconto in una canzone jazz. Antoine Roquentin ascolta “Some of these Days”  e improvvisamente coglie qualcosa del significato dell’esistenza. Come ci si può salvare dall’inutilità del vivere e dalla totale indifferenza della natura rispetto al fatto che tu ci sia o non ci sia? Creando, inventando qualcosa che non c’è, “qualcosa al di sopra dell’esistenza”, una musica o un libro.

Sal e Dean, il “sacro scemo”, invece, entrano in un locale di Denver dove a un certo punto il sax – tenore comincia a cantare “Close Your Eyes”:  “La bocca gli tremò, ci guardò, Dean e me, con un’espressione che pareva dire ‘Ehi, dite, cos’è che stiamo facendo tutti in questo triste, buio mondo?’”.  Sono due settimane che canta quella canzone e non vuole cantare nient’altro:  la musica è l’unica cosa che può dargli consolazione contro il mal di vivere.  Per lui è l’unico antidoto alla tristezza contrapposto al vivere sulla strada dove, secondo Sal, si possono avere momenti in cui si coglie la COSA, ossia il significato dell’esistenza.

Si tratta di due immarcescibili classici del jazz standard. “Some of These Days” è una canzone composta da Shelton Brooks nel 1910 e cantata per prima da Sophie Tucker, nome d’arte di Sonya Kalish la cui famiglia ucraina era immigrata negli Usa. “Close Your Eyes” porta la firma di Bernice Petkere , musicista di Chicago, che la compose nel 1933. Uno di questi giorni mi perderai, baby, esordisce la prima (“Uno di questi giorni ti farò a pezzettini”, corressero i Pink Floyd nel 1970). L’amore è una vacanza e tutto ti sembrerà ok, quindi baby vieni qui e chiudi i tuoi piccoli graziosi occhi, risponde l’altra. Li propongo entrambi cantati da Ella Fitzgerald.

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