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La Donna Cannone, Francesco De Gregori (1983)

Ci sono canzoni belle per la musica e brutte per i testi  e, viceversa, ci sono canzoni belle per i testi e brutte per la musica. Ascoltate una volta i pezzi presentati a Sanremo senza orpelli né lustrini né sorprendenti magie luminose e vi renderete presto conto che i due casi sopra segnalati sono in numero inferiore alla categoria delle canzoni brutte per la musica e per i testi.  Lasciamo comunque la casistica ai marketing  dell’industria discografica e riflettiamo un secondino sul miracolo di canzoni che sono pezzi  unici, nei quali musica e testo raggiungono una felice complementarietà, sono parti integranti dello stesso messaggio artistico.

Uno dei casi più clamorosi di questa unità perfetta è quello della Donna Cannone di Francesco De Gregori, riproposta alla fine dell’anno scorso con gli arrangiamenti di Nicola Piovani, ma dal 1983, anno della sua pubblicazione nell’album “Canta Canta”, uno dei grandi brani del cantautore romano, come Alice, Generale, Buonanotte Fiorellino.  “I miei testi non sono poesie e le parole da sole non  reggono, ci vuole la musica”, ha spiegato in una recente intervista.

Non è facile dire se si tratta della dichiarazione di un uomo schivo e modesto. Certo a leggere le parole della canzone qualche dubbio può venire. L’ode alla donna cannone comprende tutto l’apparato di una figura degli spettacoli circensi di una volta. La donna viene sparata dal cannone, ma invece di finire in un tappeto elastico vola via e l’autore vola via con lei: “nell’azzurro io volerò – quando la donna cannone – d’oro e d’argento diventerà – senza passare per la stazione -l’ultimo treno prenderà”. O ancora: “E con le mani amore per le mani – prenderò – e senza dire parole – nel mio cuore ti porterò – e non avrò paura – se non sarò bella come dici tu – ma voleremo in cielo in carne e ossa – non torneremo più”.

Sfido chiunque a dire che questi versi non sono poetici: è una dolce visione di abbandono all’amore, via da tutte le mediocrità e le inutili grettezze di chi non ama la vita. E attenzione:  questa non è una visione onirica e virtuale, no. Voleremo via in carne e ossa, come fa la donna sparata dal cannone con le stelle filanti. “Se leggi la donna cannone senza pensare alla musica, è una boiàta pazzesca, non sta in piedi”, ha aggiunto Francesco, che ci permettiamo di contraddire. Altrimenti perché quarant’anni dopo continua a colpire la fantasia e il sentimento?

 

 

 

 

 

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