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Enjoy the Silence, Depeche Mode (1990)

Un consiglio per le vacanze 2016. E’ del tutto diverso da quello che si poteva offrire solo dieci anni fa. In epoca di social media, quando ogni secondo della vita è dedicato alla comunicazione con tutti i mezzi possibili, vale la pena staccare per qualche giorno. Enjoy The Silence, raccomandano i Depeche Mode, goditi un po’ di silenzio. Oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento, dice anche Vasco in Vivere, che è un po’ come perder tempo. Impossibile? Troppo retro? Troppo matusa come si diceva quarant’anni fa? Niente affatto. Basta togliere la spina per qualche giorno e ciò significa ridurre al minimo vitale anche azioni e reazioni su Facebook e Whatsapp per fermarsi al piccolo mondo che ci circonda. Parlando soltanto guardandosi negli occhi. Anzi, provare l’emozione di non dire nulla e vedere l’effetto che fa.

Del resto la band di Basildon (Essex) rimasta per anni sull’onda del successo, racconta nella canzone il momento topico dello stare abbracciati in silenzio. Sono solo i corpi che trasmettono sentimenti ed emozioni. “Tutto quello che volevo, tutto quello di cui avevo bisogno è qui nelle mie braccia. Le parole sono del tutto superflue e non possono fare altro che male. I giuramenti sono fatti per essere  violati, i sentimenti sono intensi e le parole sono volgari, senza significato e dimenticabili”.

Enjoy The Silence fa parte dell’album Violator, il settimo dei Mode, sicuramente quello che ha dato loro la definitiva consacrazione con un techno-pop a cui si sono aggiunte le chitarre elettriche un po’ più commerciale rispetto alla produzione precedente, ma con sonorità e invenzioni tutt’altro che scontate. Del resto il segreto della loro longevità non è solo la voce di Dave Gahan o la creatività di Martin  Gore, ma questa capacità di ricercare sempre nuove soluzioni ascoltando quello che veniva prodotto in contesti diversi come quello della musica concreta dei gruppi tedeschi come i Kraftwerk. Interpretati attraverso una singolare mistura di opposti: romantici e idealisti, ma anche dark, colpendo le diverse sensibilità di un tempo che ha perso certezze e fiducia. Ma non si rassegna.

 

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