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Gangnam Style, Psy (2012)

E’ curioso trovare nelle prime pagine di un manuale di economia la citazione di un brano electro  house / Hop house, l’ultima generazione del pop. Nel testo che si intitola appunto l’Economia, prodotto del Core Project, esperimento di un manuale redatto in collaborazione fra università internazionali e pubblicato in Italia a cura del Dipartimento di Economia politica e statistica dell’ateneo di Siena, si parla di “Gangnam Style” come la più evidente esemplificazione della “rivoluzione tecnologica permanente” che “ha generato un mondo connesso”.

Lanciato esattamente tre anni fa, il 15 luglio 2012 in Corea, alla fine di quell’anno il brano era il più ascoltato in 33 paesi  tra i quali l’Australia, la Russia, il Canada, la Francia, l’Italia e il Regno Unito. Alle 9,30 di oggi 14 luglio 2015 ha raggiunto 2.373.927.512 di visualizzazioni, in assoluto il video più guardato di YouTube e il primo ad aver superato il miliardo di accessi.  Persino il presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo ha ballato, spiega ancora il testo che ha lo scopo di suscitare l’entusiasmo degli studenti per “la scienza triste” come l’ha definita lo studioso inglese Thomas Carlyle perché voleva criticare la piega pessimistica presa dalla disciplina nella seconda metà dell’800.

“Gangnam Style” è un pezzo del rapper sudcoreano Psy che è il nome d’arte del cantante e ballerino Park Jae-sang. Gangnam è un quartiere popolare della capitale Seoul, e lo stile descritto (e ballato nel video  ufficiale) è quello che imita la cavalcata equina, cosa che Psy fa nei posti più strani (anche in ascensore) e con diversi personaggi della scena pop coreana.

Il grande successo virale del pezzo proveniente dall’Estremo Oriente deriva dal fatto che, pochi mesi dopo il lancio, il popolo di internet ha organizzato flash mob di massa in molte città del mondo fra cui Milano, Roma e Torino. Migliaia di persone si sono ritrovate a ballare lo stile Gangnam in situazioni per le strade, in luoghi pubblici, nei parchi. E’ divertente leggere i commenti degli utenti sotto il video: quasi tutti domandano chi è che in  quel momento sta guardando il video, come una specie di punto di incontro virtuale, un “ombelico” mondiale nel quale ci si riconosce come internauti.

 

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