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Senza Fine, Gino Paoli (1961)

Cento di questi giorni, Gino! Onoriamo Gino Paoli  e con lui quella generazione dei cantautori poeti  che ha rappresentato uno dei vertici della storia musicale italiana. Paoli compie 80 anni il 23 settembre e numerose sono le iniziative per ricordarne la carriera: “La canzone di Paoli – ha scritto Gianni Borgna – ha contribuito a rompere tutti gli schemi , a rimescolare le carte, ad attribuire un ruolo e una committenza diversi allo statuto della canzone”.

All’inizio degli anni 60 Paoli è un capostipite come Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Giorgio Gaber e Fabrizio De André , i grandi della cosiddetta scuola di Genova,  di quei compositori che traggono la loro linfa creativa dal meglio della poesia italiana. Paoli rese esplicito il suo approccio poetico nel 1964 quando al Teatro delle Muse di Roma fece precedere ogni sua canzone dalla lettura di testi poetici di Montale, Caproni, Campana e Sbarbaro; “Con Paoli, dunque, tutto un mondo poetico viene alla luce, esce dalle pagine dei libri per farsi coscienza diffusa di strati giovanili”, scrive ancora Borgna.

L’artista ha compiuto questa trasposizione culturale di alto livello penetrando profondamente “con quella sua voce da bambino vecchio” (il titolo di una sua canzone) nella sensibilità degli italiani nel momento in cui hanno superato le ferite morali e materiali della guerra e la fase più pericolosa del confronto fra Unione sovietica e Occidente. Anche questo è un messaggio politico perché, come ha detto Paoli “per fatto politico si intende avere un punto di vista personale”. Un’autenticità anche tragica che il cantautore ha testimoniato con il tentativo di suicidio del 1963, tre anni prima di quello di Tenco che sacrificò la sua vita per negare l’ipocrisia e la falsità di fondo della musica commerciale.

Difficile la scelta di un titolo per festeggiarlo. Paoli ha scritto canzoni per tre decenni e negli ultimi anni in collaborazione con alcuni dei maggiori jazzisti italiani. Ha composto e prodotto canzoni per molti artisti italiani. Quattro amici (1991), per esempio, fu un grosso successo e vinse il Festivalbar di quell’anno. Tuttavia i brani del periodo “rivoluzionario” resteranno per sempre nel ricordo di una generazione. Fra Sapore di sale, colonna sonora di tante estati  (1963) , Il Cielo in una stanza (1960)  e Senza Fine (1961), scelgo quest’ultima frutto del sodalizio sentimentale e artistico con Ornella Vanoni con quell’incipit indimenticabile e quel ritmo che procede senza pause come un canto della vita  qui e ora che chiede valori reali, non sogni posticci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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