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Grande Amore, Il Volo (2015)

Che il Festival di Sanremo sia il più straordinario termometro dello stato della nazione italiana è una cosa arcinota. Ogni anno la settimana canora mette a nudo la nostra società con i suoi difetti, le sue ossessioni, le sue speranze, anche eventualmente nel  taroccare i risultati perché non ci si può mai fidare che le cose vadano nel senso giusto.  Non tenere conto di questa verità consolidata in 65 anni a cavallo di tre generazioni fa cadere in errori fatali come è successo a coloro che, come me, avevano giurato nella vittoria di Nek. Hanno trionfato, invece,  i tre tenorini del Volo e il successo era talmente annunciato che solo il sordo che non vuole sentire e il cieco che non vuole vedere potevano ignorarlo.

Prima il ragionamento sbagliato. Vincerà Nek perché bisogna finirla con i cantantini che vengono da X Factor e dagli altri talent televisivi. Bisogna tornare ai bravi professionisti con fama consolidata, voce convincente, look acchiappa signore, occhi azzurri assassini.  La sua canzone del resto “Fatti avanti amore”, aveva tutti gli ingredienti giusti nella intelaiatura musicale contemporanea, ritmica e orecchiabile, e anche nel testo grintoso, da macho consapevole ma rispettoso.  Nek, poi, era partito un po’ in sordina e aveva conquistato consensi e attenzione da parte del pubblico anche con la bella cover di “Se telefonando” di giovedì  12 febbraio. Dunque pochi dubbi:  dalle tre giurie sarebbe uscito il suo nome e Sanremo avrebbe dato prova di qualità e professionalità, come ai vecchi tempi.

Errore fatale. Bastava avere chiara la premessa qui sopra e tutto questo ragionamento sarebbe apparso uno sterile vaneggiamento. Ecco quello giusto. L’Italia messa in ginocchio dalla crisi ha bisogno di nuovi stimoli e nuove facce. Vuole mostrare a se stessa e al mondo che sta ritrovando le virtù per le quali è conosciuta e amata. Insomma un marchio nuovo da presentare nel 2015 della rinascita insieme all’Expo e al David di Michelangelo, diventato il logo renziano per eccellenza. C’era qualcosa di meglio dei tenorini?

Tre giovanotti un po’ dotati hanno proposto un format (i tre tenori) inventato da Pavarotti, Domingo e Carreras, dunque belcanto e musica seria. Hanno assunto un nome che richiama il grande volo di Modugno e del Blu Dipinto di Blu, cioè la canzone italiana più conosciuta al mondo, che Carlo Conti ha fatto cantare anche a Will Smith. Il loro look da ragazzini è il simbolo della carica di giovinezza e creatività di cui il Paese ha bisogno e anche la canzone così furba da mettere insieme Bocelli e Maria De Filippis rappresenta una perfetta sintesi di marketing e sentimento, palcoscenico e parrucchiere per signora.

Ci inchiniamo dunque al destino, che sia rappresentato dalle giurie, dalle  manine o dalle manone. Il Volo ha vinto ed è stato bene così, perché tutti ci auguriamo che l’Italia riprenda anche lei il volo. Con decollo simbolico dalla riviera ligure.

 

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