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Heart of Glass, Blondie (1978)

Quando fu pubblicato come singolo Heart of Glass dei Blondie balzò di colpo in testa alle classifiche americane e britanniche. E c’era un motivo: il brano contenuto nell’album Parallel Lines cadeva esattamente in quel preciso momento in cui cambiava la percezione del mondo da parte dei ragazzi di allora. Finiva la stagione del rock delle origini e cominciava quella new wave che avrà la sua esplosione all’inizio degli anni 80. Heart of Glass è il frutto di una “geniale alchimia” fra rock e Disco music, un anno dopo il successo planetario dei Bee Gees della Febbre del sabato sera.

Così la biondissima newyorkese Deborah Harry e il suo compagno, il chitarrista Chris Stein, fondatori del gruppo Blondie nel 1974, raggiungono la vetta che confermano due anni dopo con il Call me tratta dalla colonna sonora del film American Gigolò. Elaborato fin dal quell’anno, quel brano rappresenta la loro scelta definitiva del genere  disco music di gusto europeo “molto commerciale, ma davvero buono”, come commentò Debbie in una intervista. Era un approdo naturale per chi, in piena epoca punk, aveva già puntato sul pop rock.

Anche il testo di Heart of Glass è interessante per cogliere i cambiamenti socio-culturali della fine degli anni 70. Come gli adolescenti di allora cominciavano a vivere i loro rapporti: “sembrava vero amore, ma aveva un cuore di vetro e la troppa diffidenza l’ha ucciso. Ma possiamo andare avanti lo stesso così, con questa adorabile illusione”.

 

 

 

 

 

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