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I Want It All, Queen (1989)

In attesa di ascoltare il duetto inedito fra i Queen di Freddie Mercury e Michael Jackson che verrà pubblicato l’11 novembre prossimo,  permettetemi una divagazione sulle strane coincidenze della vita. Matteo Renzi compirà 40 anni nel 2015 e ha quindi avuto tutto il tempo  per essere uno dei fan più agguerriti dei Queen . Del resto lui stesso ha dichiarato di aver amato la loro musica anche se per le sue manifestazioni elettorali ora preferisce i più “trasversali” e aggiornati Coldplay.

Non mi ricordo se il bravo Matteo abbia mai citato la band britannica in qualche suo discorso, ma sono più che sicuro che lo abbia fatto, visto che la caratteristica principale della sua oratoria è una felice contaminazione fra linguaggio della tradizione politica, alla quale fa riferimento, e il pop, in qualunque modo si manifesti, musica, cinema, o letteratura.  Perché oggi lo storico confronto fra due culture non è più soltanto quello fra lettere e scienze. C’è ancora più controverso quello fra la cultura alta, accademica e specialistica, e quella bassa del linguaggio dei media popolari, dello sport, della canzone e della fiction.

Niente paura, la smetto subito. Questa introduzione comunque mi sembrava indispensabile per sottolineare  una singolare circostanza. Renzi  teenager non avrebbe  mai sospettato che alla vigilia dei 40 anni la sua vita sarebbe rimbalzata fra i titoli delle canzoni dei Queen. Ne ho prese alcune, ma potrebbero essere molte di più. “I want it all” (voglio tutto) seguito da I want it now (lo voglio ora)  riassume perfettamente la sua posizione politica attuale. Le riforme non possono essere più rinviate, devono essere fatte subito dopo decenni di inerzia e paralisi. Farle è la condizione per poter ottenere dall’Unione europea la flessibilità di bilancio necessaria per investire e quindi per far ripartire l’economia. Dunque “Don’t stop me now”, non mi fermate, perché è arrivata l’ora di abbandonare i vecchi veti  e affrontare i problemi  alla radice. Andrò fino in fondo anche a rischio di perdere le elezioni prossime.  Una simile posizione ovviamente lo tiene costantemente sotto pressione, “Under Pressure”  . Sono in tanti che lo contrastano, soprattutto fra coloro che vedono colpite convinzioni profonde e, soprattutto, posizioni consolidate di potere.

Fra tutti questi pezzi d’autore, però, il più significativo (per la nostra analogia renziana) è sicuramente il primo. “I Want It All” è un brano dell’album The Miracle del 1989, quello che rilanciò i Queen nelle classifiche di tutto il mondo. Le parole sembrano prese pari pari da un manifesto renziano: “A young fighter screaming, with no time for doubt  – With the pain and anger can’t see a way out. Vale a dire: Un giovane combattente che grida, che non ha tempo per i dubbi; con il dolore e la rabbia non vede una via d’uscita”. Ma soprattutto:  “People do you hear me, just give me the sign – It ain’t much I’m asking, if you want the truth – Here’s to the future for the dreams of youth. Vale a dire: Gente mi ascoltate? Datemi solo un segno – Non è molto quello che chiedo , se volete la verità – Verso il futuro per i sogni dei giovani”. Insomma : “Here’s to the future, hear the cry of youth,  Da qui verso il futuro, ascoltate il lamento della gioventù”.

Ce la farà Renzi? Riuscirà a cantare “We are the Champions”?  Vedremo.  Intanto ci consoleremo con   il duetto Freddie Mercury/Michael Jackson:  «Queen Forever», è una raccolta che conterrà tre inediti tra i quali «There Must Be More to Life Than This», il duetto in questione delle voci che hanno segnato la storia della musica (pop).

 

 

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