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Generale, Francesco De Gregori (1978)

Nessuno mi tocchi “il Principe”. Sarà per quelle coincidenze della vita per le quali uno vive altre esistenze come parallele (anche lui ha avuto uno zio, da cui prende il nome, martire vicecomandante di una brigata partigiana), sta di fatto che Francesco De Gregori non si discute: è uno dei più grandi cantautori italiani e la sua vena musicale è pari a quella poetica

Chi sostiene che i suoi testi sono troppo pieni di metafore e dunque a volte scarsamente comprensibili, denuncia soltanto di essere molto lontano dalla sua cifra artistica. Come lo erano quegli invasati di ideologia che gli fecero il processo al Palalido di Milano nel 1976 invitandolo a lasciare l’incasso o andare a fare l’operaio. Non si può chiedere a un poeta di scrivere solo Contessa che pure è una bellissima canzone ma è soprattutto un inno rivoluzionario. L’arte di De Gregori si rivelò al grande pubblico nel 1975 con l’album Rimmel, che conteneva, oltre al bellissimo pezzo omonimo, Pablo (scritta con Dalla) e Quattro cani per strada. Quell’album fu uno dei più venduti del decennio.
Il Generale, invece, è la canzone più nota dell’album del 1978 che ha come titolo il suo nome, De Gregori, pubblicato dopo la crisi succeduta alla violenta contestazione di Milano. In quegli anni De Gregori collaborò con molti degli altri grandi cantautori: Fabrizio De André, ma soprattutto Lucio Dalla con il quale scrisse la notissima Ma come fanno i marinai (1978). Con lui realizzò la lunga e fortunata tournée in tutta la penisola, Banana Republic, che rilanciò la canzone d’autore in Italia.
Il Generale ha tutti gli ingredienti per essere considerato un brano “di scuola” per conoscere l’autore e la sua arte compositiva. Una melodia sommessa e dolce, semplice e diretta. Per raccontare sentimenti veri, quelli che non hanno bisogno di essere gridati, ma che vanno diritti al cuore. Il testo è singolare e proprio in questo sta la sua bellezza. Si narra di un reduce che torna a casa e immagina di rivolgersi al generale con il cuore leggero perché la guerra è finita. Le sue parole si mescolano alle impressioni che riceve durante il viaggio. Il suo rifiuto della guerra espresso con ironia e toni sommessi è ancora più efficace che se avesse usato frasi più forti: che senso ha la guerra di fronte alla vita, alle colline, all’amore?

 

 

 

 

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