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Il ragazzo della via Gluck, Adriano Celentano (1966)

Di Adriano il grande si parla di un capolavoro che ne rivela completamente la personalità e fa capire a tutti come un musicista di talento possa diventare anche un telepredicatore in grado di tenerci incollati alla tv. A sentire cose ragionevoli, cose di buon senso e anche una buona dose di provocazione travestita da finta ingenuità

Prima di tutto Il ragazzo della via Gluck è la testimonianza clamorosa della capacità di leggere i segni del tempo. Proveniente da un brillante avvio di carriera da “molleggiato”, quello per intenderci di Ventiquattromila baci, Adriano puntò tutto su una canzone che solo apparentemente andava controcorrente. Al contrario: cominciava a cogliere l’inquietudine giovanile dopo venti anni di industrializzazione che aveva portato un boom economico senza precedentii. La canzone racconta la arcinota storia autobiografica del giovane milanese che va in cerca di fortuna in città lasciando la casa dell’infanzia che si trovava in mezzo all’erba, circondata dalla natura. Torna dopo otto anni, ne ha fatta di strada,  ma non trova più nulla: niente casa, niente erba, solo grandi edifici di cemento. “Eh no, non so, non so perché, perché continuano a costruire, le case e non lasciano l’erba”, è il grido conclusivo del brano.

L’architettura musicale è innovativa, e il testo, per usare una parola in voga in quegli anni, è impegnato. Adriano decise di portarla a Sanremo immaginando come sarebbe andata a finire –  fu eliminato subito e senza appello – ma la canzone progressivamente si impose e divenne un pezzo fisso nel repertorio per le compagnie di giovani che si ritrovavano a cantare e discutere insieme in quegli anni vicini allo scoppio della contestazione. Questi due elementi, il mutamento sociale, il cosiddetto progresso che coniene anche aspetti alienanti, insieme con una nuova sensibilità ecologistica, resteranno da allora sempre presenti nelle canzoni di Adriano e da queste anche nelle sue apparizioni televisive sempre accompagnate da entusiasmi come anche da critiche feroci. Certo in un contesto come quello italiano dove la cultura popolare è diventata prevalentemente televisiva, anche le prediche di Celentano possono servire per far rfilettere, comunque per tentare di vedere le cose anche da un punto di vista diverso da quello del più mediocre conformismo.

Il ragazzo della via Gluck
Il ragazzo della via Gluck

 

Questa è la storia
di uno di noi,
anche lui nato per caso in via Gluck,
in una casa, fuori città,
gente tranquilla, che lavorava.
Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa
in mezzo al verde ormai,
dove sarà?

Questo ragazzo della via Gluck,
si divertiva a giocare con me,
ma un giorno disse,
vado in città,
e lo diceva mentre piangeva,
io gli domando amico,
non sei contento?
Vai finalmente a stare in città.
Là troverai le cose che non hai avuto qui,
potrai lavarti in casa senza andar
giù nel cortile!

Mio caro amico, disse,
qui sono nato,
in questa strada
ora lascio il mio cuore.
Ma come fai a non capire,
è una fortuna, per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro respiro il cemento.
Ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno
che fischia così,
“wa wa”!

Passano gli anni,
ma otto son lunghi,
però quel ragazzo ne ha fatta di strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento.

Là dove c’era l’erba ora c’è
una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà.

Ehi, Ehi,

La la la… la la la la la…

Eh no,
non so, non so perché,
perché continuano
a costruire, le case
e non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba
non lasciano l’erba

Eh no,
se andiamo avanti così, chissà
come si farà,
chissà…

foto: www.style,it

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