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Il Vecchio e il Bambino, Francesco Guccini (1972)

Se avete avuto figli piccoli negli anni 70 e 80, sicuramente vi sarete imbattuti in questa dolce canzone di Francesco Guccini, poeta cantore emiliano.

Per la sua semplicità, la sua cantabilità e un testo che racconta il passaggio del testimone da una generazione all’altra, è stato uno dei pezzi preferiti nelle scuole, nell’attività scoutistica e in generale in quella di ogni associazione giovanile di quegli anni. Non dimentichiamo che siamo all’inizio della notte della repubblica, i primi fatti di terrorismo dopo piazza Fontana del 1969. Si raccolgono i frutti dei cambiamenti, delle lotte operaie e studentesche, ma comincia un periodo di conflitti, di estremismi e radicalismi che culmineranno nel 1978 con il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Il Vecchio e il Bambino è una ballata che fa parte dell’album Radici del 1972, interamente scritto e composto dal cantautore modenese che era alla ricerca delle proprie radici familiari. Il testo può essere interpretato in diversi modi come conviene ad ogni opera d’arte che vive della sua bellezza e ambiguità. La scena è quella che segue un disastro nucleare, ma potrebbe essere anche quella di una terra inquinata dai fumi e dai veleni della società industriale. Ricordiamo che il movimento verde è un fenomeno che comincia a svilupparsi alla fine di quel decennio. Il vecchio vuole trasmettere speranza, fiducia, un sogno che può essere realizzato, ma il bambino intuisce che non si possono realizzare i propri sogni, che quello che si immagina non corrisponderà quasi mai alla realtà. E tuttavia è bene continuare a raccontare e ad ascoltare fiabe, quello che si spera posso accadere, il bello e il buono della vita, perché è questo il motore che vi fa andare avanti.  Il vecchio e il bambino, come gli altri pezzi di Radici, sono stati interpretati anche dai Nomadi, altri protagonisti di una scena musicale emiliana che ha regalato a tutti canzoni indimenticabili.

http://www.youtube.com/watch?v=y5IDhY_d_EQ


Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

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