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Imagine, John Lennon (1971)

La più bella canzone del Lennon solista è diventata il  manifesto di una generazione. La parola manifesto non  è casuale: lo stesso John l’aveva paragonata all’opera più nota di Karl Marx, amata o odiata dal maggior numero di persone che abbiano letto almeno un libro.

Quando i Beatles si separarono nell’aprile del 1970, la domanda che tutti si posero era se fosse finita definitivamente la carriera dei grandi songsmaker che avevano composto la più bella musica della prima era rock. Lennon – McCarteny era un marchio inscindibile di due geni del pentagramma: avrebbero continuato a beneficiare l’umanità dei dono del loro talento? La risposta di Lennon non tardò. L’anno dopo l’album Imagine realizzato dalla Plastic Ono Band, il gruppo che Lennon aveva creato nel 1969 insieme a Yoko Ono per interpretare gli album sperimentali che avevano realizzato, raggiunse subito la vetta delle classifiche in Europa e negli Stati Uniti ed è quello di maggior successo della sua attività post Beatles prima di cadere vittima della follia di Mark Chapman, che gli sparò a bruciapelo cinque colpi di pistola l’8 dicembre 1980. John Winston Ono Lennon morì all’età di 40 anni quando era già entrato nell’Olimpo dei grandi artisti, con l’inquietudine e l’atteggiamento di colui che non ha mai abbandonato la strada della ricerca e la nostalgia dell’assoluto: “Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra”, disse nel 1969 (The Beatles Anthology).
Imagine è diventata da subito uno degli inni del pacifismo mondiale mentre infuriava la guerra del Vietman.  Proprio in quei mesi John e Ono avevano inscenato clamorose manifestazioni di dissenso nei confronti dell’impegno bellico americano nel Sud-Est asiatico con l’originale “bed in”: restarono a letto rigorosamente in pigiama, accogliendo giornalisti e intellettuali, per una settimana. Altre provocazioni, come la famosa copertina nella quale i due apprivano completamente nudi e abbracciati, avevano creato scandalo e convinto l’FBI di trovarsi di fronte a due pericolosi sovversivi. Proprio quel clamore e le durissime reazioni dell’establishment finirono per muovere la mano di Chapman, giovane dlla mente labile e confusa. Ma al di là di episodi che ormai sono legati a tempi e sensibilità scomparsi, la canzone resta come un grido universale per tutti coloro che non intendono rinunciare a coltivare la loro piantina dell’utopia e dell’ideale contro la crudele logica dell’interesse e della ragion di Stato. You may say I’m a dreamer, But I’m not the only one.I hope someday you’ll join us. And the world will be as one”: certo forse puoi dire che sono un sognatore immaginando che non ci siano più nazionalismi e che tutti vivano in pace – canta Lennon – ma non sono da solo. Spero che anche tu un giorno ti unisca a noi e allora il mondo sarà finalmente una cosa sola”.

Imagine

“Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one”.

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