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Impressioni di settembre, Premiata Forneria Marconi (1971)

Prendo spunto dalla più bella canzone del rock progressive italiano, e dal gruppo che più ha avuto successo all’estero, per riflettere sul perché in generale i nostri gruppi e i nostri rocker migliori non hanno sfondato nel mondo anglosassone

Questione di lingua? Peso di una tradizione musicale che è rimasta ai margini delle tendenze mondiali più d’avanguardia? Rapido succedersi delle tendenze che impediscono di stare al passo chi vive più in perfieria? Oppure il problema sta nella nostalgia della propria terra, che ha sempre riportato a casa e in fretta tutti quelli che hanno provato a fare breccia nel pubblico americano e asiatico? Sta di fatto che Pagani, Mussida e compagni erano giunti sulla soglia della consacrazione mondiale con quel loro sound sperimentale bello e ingegnoso, all’altezza dei grandi gruppi prog dell’epoca, a cominciare dai Genesis e Jethro Tull. Al punto che Greg Lake, del trio Emerson, Lake & Palmer pensò di portarli in Inghilterra perché avessero la chance di entrare nel grande mercato anglosassone. L’impatto andò bene e il paroliere Pete Sinfield decise di tradurre in inglese i loro testi.

Siamo nel 1973 e in pochi mesi la band arrivò a esibirsi insieme ai Genesis a Reading. Il lancio più clamoroso avvenne nel nord America dove in un tour con 50 tappe diventarono i rappresentanti del rock italiano più famosi del mondo. Poi però cominciarono i problemi. Il prog veniva progressivamente soppiantato dal punk: Mauro Pagani decise di dedicarsi alla carriera solista e poco dopo anche Bernardo Lanzetti, cantante e protagonista della fase inglese, se ne andò.

Dal 1980 in poi il gruppo lasciò il palcoscenico mondiale e ritornò alle sonorità e all’ambiente musicale italiano.  Oltre a qualche buona vendita e a una certa notorietà, questa girandola lasciò al gruppo soprattutto l’acronimo: PFM. Il loro nome, Premiata Forneria Marconi (un vecchio forno di Chiari vicino a Brescia dove facevano le prove), perfetto per un gruppo di prog rock (l’altro più noto di quei tempi era il Banco del Mutuo Soccorso, ma c’erano anche gli Area e Le Orme) era del tutto indigesto per la pronuncia inglese, così furono identificati con un marchio anticipando di più di un decennio i REM di Michael Stipe. 

Così la loro storia si intreccia, sempre con un alto livello qualitativo e con un successo senza discussioni da parte del pubblico italiano, con quella della musica italiana.  Impressioni di settembre, scritto da Franco Mussida con testo di Mogol e Mauro Pagani, rimane dunque il risultato più importante delle origini, con quel sapiente mix fra i generi e le sonorità più vari: dal folk, alla musica classica.

Impressioni di settembre
I
mpressioni di settembre

Quante gocce di rugiada intorno a me
guardo il sole ma non c’é
dorme ancora la campagna forse no
é sveglia, mi guarda non so.

Già l’odore della terra odor di grano
sale adagio verso me
e la vita nel mio petto batte piano
respiro la nebbia penso a te.

Quanto verde tutto intorno e ancor più in là
sembra quasi un mare d’erba
e leggero il mio pensiero corre e va
ho quasi paura che si perda.

Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me
faccio un passo lui mi vede é già fuggito
respiro la nebbia penso a te.

No! Cosa sono adesso non lo so
sono un uomo in cerca di sè stesso
No! Cosa sono adesso non lo so
sono solo il suono del mio passo…..

E intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

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