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In A Gadda Da Vida, Iron Butterfly (1968)

Se non avete memorizzato il titolo, siete perdonati. Ma non fate finta di non conoscere uno dei più popolari riff della storia del rock. Per gli Iron Butterfly è stato un destino agrodolce come quello che tocca a tutti coloro che hanno creato un capolavoro di successo e poi hanno esaurito vena e talento.

Il titolo non è in una strana lingua neolatina adottata da qualche tribù india. E’ semplicemente la storpiatura registrata sotto allucinogeni di In The Garden of Eden. Il che ne fa uno dei prodotti cult del movimento psichedelico, uno di quei titoli che entrano bene nelle classificazioni di storici e critici militanti. Ma rispetto ad altri brani altrettanto noti, In A Gadda Da Vida rappresenta uno  snodo attraverso il quale si esprime il passaggio da uno stile, un gusto, un genere a un altro. Se lasciamo per un momento il pop, il rock e consimili per rivolgerci a settori dell’arte più nobili, possiamo trovare numerosi esempi di opere che rappresentano la transizione. In architettura la cattedrale di Durham o Sant’Andrea a Vercelli rappresentano bene la transizione dal romanico al gotico, portando segnate nelle loro volte elementi di entrambi gli stili. Nella pittura si potrebbero citare tantissimi casi di opere “ibride”, che contengono in modo evidente  l’idea emergente nel contesto di un tramontato sistema di valori, concetti e sensibilità. MI viene in mente il grandissimo Matthias Gruenewald dell’altare di Issenheim. Ma basta con queste fughe nell’alta cutlura e torniamo a valore con la farfalla di ferro.
Anche nel nome che si era dato nel 1965 la band di San Diego California aveva colto le tendenze che avrebbe assunto la rivoluzione rock. Tre anni dopo sarebbe stata costituita una delle band più importanti del movimento musicale, che avrebbe assunto un nome che esprimeva lo stesso ossimoro: i Led Zeppeli, il dirigibile di piombo. A significare l’impegno a crescere e  volare nella creatività nonostante il peso dell’esistenza. Per gli Iron Butterfly è la musica degli allucinogeni che permette l’estensione dell’esperienza sensoriale e quindi la possibilità di superare i limiti fisici della natura fredda e impersonale. Da quella esperienza emergono tante correnti del rock che hanno caratterizzato gli anni 70: dall’heavy metal, al prog rock, all’hard rock.
Dopo il successo di In A Gadda Da Vida (30 milioni di copie vendute), il gruppo si è sciolto e riformato un numero infinito di volte alla ricerca della creatività e del talento perduto: la prima volta si sono sciolti nel 1971 per poi riunirsi e dividersi cambiandone  i membri fino all’ultima ricostituzione del 1998 da parte del batterista Ron Bushy e del bassista Lee Dorman. Niente da dire sul testo: una ripetizione ossessiva dello stesso concetto per i 17 minuti del brano. Prendimi la mano, non sai che ti amo?

In A Gadda Da Vida

In A Gadda Da Vida

 

In-A-Gadda-Da-Vida, baby,
don’t you know that I love you?
In-A-Gadda-Da-Vida, honey,
don’t you know that I’ll always be true?

Oh, won’t you come with me
and take my hand?

Oh, won’t you come with me
and walk this land?

Please take my hand!

In-A-Gadda-Da-Vida, baby,
don’t you know that I love you?
In-A-Gadda-Da-Vida, honey,
don’t you know that I’ll always be true?

Oh, won’t you come with me
and take my hand?

Oh, won’t you come with me
and walk this land?

Please take my hand!

In-A-Gadda-Da-Vida, baby,
don’t you know that I love you?
In-A-Gadda-Da-Vida, honey,
don’t you know that I’ll always be true?

Oh, won’t you come with me
and take my hand?

Oh, won’t you come with me
and walk this land?

Please take my hand!

Foto: http://www.metallized.it/articolo.php?id=970

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