energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Inno dell’Urss, Coro dell’Armata Rossa (1977)

Un aereo militare decollato da Sochi e diretto in Siria con 92 persone a bordo, tra cui il celebre e prestigioso Coro dell’Armata Rossa, è precipitato nel mar Nero. Il ministero della Difesa afferma che non ci sono sopravvissuti. In omaggio alle vittime di un evento del quale non è ancora chiara la causa, riproponiamo l’inno sovietico cantato dal Coro che in novembre si è esibito anche a Firense. 

Un ritorno al passato. In fondo per 50 anni i più vecchi di noi hanno avuto nella testa e negli orecchi, parole d’ordine, musica solenne ed enfatica, e tante illusioni che la realtà ha opportunamente spazzato via.

La storia dell’inno dell’Unione Sovietica è puntualmente raccontata da wikipedia. Riassumiamola in poche parole. Nel 1944 il Soviet Supremo decise di sostituire l’Internazionale, l’inno dei lavoratori cantato dai proletari di tutto il mondo, con uno nuovo che fosse più in grado di incoraggiare e motivare i soldati dell’Armata Rossa, impegnati nel respingere l’esercito nazista a costo di immensi sacrifici, con un riferimento più diretto alla Gran Madre Russia. Ispirata all’inno del partito bolscevico, la musica fu composta da Aleksandr Aleksandrov (1883-1946) sul testo di Sergej Michalkov (1913-2009) e Gabriel El’-Registan (1899-1945). Il testo, ovviamente, risentì tutti i cambiamenti politici, primo fra tutti la fase di destalinizzazione avviata da Krusciov nel 1956. Per cui dopo un lungo periodo di rilflessione (nell’Urss non si poteva sbagliare mai, e i cambiamenti erano il risultato di processi lunghi ed estenuanti, piuttosto che di decisioni di leader) , nel 1977 fu tolto il nome di Stalin dal testo che fu modificato in varie parti. Nel 1991 la nuova Federazioni russa, dopo aver decretato la fine del comunismo, adottò un nuovo inno. Abituati com’eravamo ad ascoltare l ‘inno degli atleti dell’Urss vincitori alle Olimpiadi e alle altre manifestazioni sportive internazionali, continuamente e ossessivamente, il nuovo appariva come una di quelle marcette banali di qualche piccolo paese latino americano alle eliminatorie dei mondiali di hockey su prato. Dieci anni dopo la Federazione Russa decise quindi di ripristinare la vecchia partitura cambiandogli il testo.
Non c’è dubbio che l’inno di un grande paese, che è stato protagonista per tanto tempo dei destini del mondo, si carica di una forza particolare, coinvolgente e suggestiva fino a produrre una certa commozione, a prescindere dal fatto che uno condivida o meno gli ideali proposti da quella nazione. Come si fa, per esempio, a restare completamente indifferenti quando si ascolta la Marsigliese? La storia dell’Europa moderna parte dalla musica e dalle parole dell’unica rivoluzione sociale e politica, addirittura antropologica, che ha trionfato. Il comunismo invece ha fallito la sua missione, sul piano economico  e su quello dell’organizzazione politica, ma ha lasciato alcune indicazioni importanti: la tutela dei deboli, i diritti di tutti ad avere dallo stato un sistema scolastico e sanitario del massimo livello possibile uguale per tutti, la solidarietà internazionale che corregge gli interessi nazionali. Chi non segue queste indicazioni è destinato a riportare la civiltà umana indietro di secoli.

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Translate »