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El Choclo, Julio Iglesias (1996)

Cento anni fa, in questi giorni d’inizio estate, l’Europa stava decidendo di precipitare nell’abisso della guerra mondiale. Un conto alla rovescia scattato il 28 giugno con l’attentato di Sarajevo nel quale fu ucciso l’erede dell’impero austro-ungarico Francesco Ferdinando. Una febbre maligna aveva colpito il vecchio continente, una follia collettiva che sarebbe durata 30 anni nei quali l’umanità avrebbe dato il peggio di sé, un orrore infinito. Eppure quell’anno si era aperto apparentemente con tutt’altro spirito.On danse. On danse le tango, la maxixe brésilienne, le trot du dindon, la trés moutarde”, avvertono le cronache parigine di  Tout-Paris Magazine,  Le Figaro, le Gaulois il capodanno 1914.

Soprattutto il tango aveva conquistato l’aristocrazia parigina in quegli anni. Proveniva dall’Argentina, a quel tempo terra prospera e felice seguace della ville lumiére della quale imitava tutto, anche la grande ristrutturazione urbanistica sul modello di quella di Haussmann. Gli storici, sulla base di memorie e documenti di archivio, sostengono che il vero innesco alla passione che spinse i giornali del tempo a battezzare Parigi “tangoville”, insieme alle tournée di musicisti e ballerini divenuti famosi, fu anche il viaggio promozionale nel Mediterraneo della Sarmento, la nave scuola della marina argentina. Tra i gadget che i cadetti portarono a Marsiglia vi erano, infatti, anche centinaia di partiture di tango, quelle che più avevano spopolato nei bassifondi platensi.

Si trattava di musiche scritte a cavallo dei due secoli, fra il 1890 e il 1907. Fra queste ve n’era una che come poche altre rappresenta il classico del tango, un po’ come il Bel Danubio Blu del valzer degli Strauss. Fu composta da Angel Gregorio Villoldo nel 1905 e porta un titolo “El Choclo” (la pannocchia) nel quale alcuni maliziosi hanno inutilmente cercato un doppio senso. Del resto fin dal principio del suo approdo in Europa il tango era considerato un ballo scandaloso, lascivo e comunque immorale per il fatto che i ballerini si tenevano abbracciati ( e non allacciati come nel valzer) e che si guardavano intensamente negli occhi. Un  ballo che prevedeva l’improvvisazione dei passi (novità assoluta nella storia della danza) e che con i cortè e le quebradas permetteva pause e soste che secondo i moralisti del tempo invitavano a strusciamenti voluttuosi.

Le polemiche durarono fino allo scoppio della guerra. Villoldo intanto si godeva il successo della sua musica che aveva un testo originale, poi riscritto da Juan Carlos Marambio Catàn. Ma fu un altro grande poeta del tango, Enrique Santos Discépolo, detto Discépolin, a dare alla canzone nel 1947 le parole definitive con le quali lo ha conosciuto la generazione del dopoguerra. Si tratta di una dichiarazione d’amore al tango di Villoldo: “con este tango nació el tango”. Nel 1996 Julio Iglesias, il cantante madrileno dalla voce calda e suadente, beniamino del mercato discografico, pubblicò un album, appunto  “Tango”,  che contiene dodici capolavori del genere musicale argentino e che ha conquistato numerosi dischi di platino in tutto il mondo. Accanto alla Cumparsita e a Caminito, El Choclo fa parte del bagaglio immaginifico dell’uomo contemporaneo.

 

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