energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

La porti un bacione a Firenze, Odoardo Spadaro (1938)

E’ un peccato grave quando non si onorano i grandi della propria terra. Rimedio subito e racconto di Odoardo Spadaro, il primo vero grande cantautore italiano e uno chansonnier che poteva tenere testa al principe della categoria, Maurice Chevalier.

Spadaro si fece largo nella rivista, come racconta Gianni Borgna, e ricoprì un ruolo decisivo nella stessa storia della canzone. Il suo primo successo fu nel 1919 con la Ninna nanna delle dodici mamme, ma fu a Parigi che raggiunse l’apice della carriera come unico italiano a lavorare nella rivista più famosa del varietà, quella del Moulin Rouge, dove teneva testa a colui che sarebbe diventato uno die più grandi attori della storia del cinema, Jean Gabin. Negli anni Trenta e in quelli dell’immediato dopoguerra sfornò una serie di canzoni tutte dedicate o ambientate alla sua città d’origine e tutte rigorosamente scritte e musicate da lui, con un’ironia scanzonata da dolce, il meglio dello spirito fiorentino, salace e intelligente fustigatore di mentalità e comportamenti stupidi e ripetitivi. L’unica canzone che non porta la sua firma è Sulla carrozzella (1939). I suoi brani – scrive ancora Borgna – “sono veri e propri capolavori di arguzia e bonomia spesso teneramente malinconiche. Come dire dichiaratamente antiretoriche: un merito, questo, davvero straordinario in un’epoca di clamori e di facile propanganda”.

Per un fiorentino nato nel dopoguerra Spadaro è un’icona forse minore, ma gelosamente conservata in una soffitta, piacevole da visitare di tanto in tanto, dove c’è tutto ciò che faceva parte di una tradizione popolare serena  e integra, quando Halloween era una parola sconosciuta e si passavano invece pomeriggi a fabbricare le rificolone, lanterne di carta attaccate a lunghe aste di legno, che tenevano acceso il ricordo dei defunti. Oppure quando si andava alle Cascine per l’Ascensione a comprare il grillo nelle gabbiette, prima che tutto ciò fosse considerato crudeltà nei confronti degli animali. O quando lo scoppio del carro segnalava la fecondità dei campi e non la presenza del milionesimo turista in piazza del Duomo. Per non parlare della caccia alle lucciole che lasciavano misteriosamente delle monete sotto il bicchiere, o dei regali delle feste che venivano portati dalla Befana, non da un Gesù bambino che aveva ben altro a cui pensare.

Beh, roba da vecchi, come da vecchio hanno visto questi fiorentini il tenero e sornione Spadaro. Anche roba di una civiltà contadina ormai lontana, né peggiore né migliore di quella globalizzata del terzo millennio. Però, vi prego, cercate di raccontarla a quei bambini che suonano alla vostra porta e chiedono “dolcetti o scherzetti”. Anche le civiltà scomparse hanno molto da insegnare.

 

La porti un bacione a FIrenze

Firenze sogna

Il valzer della povera gente

La porti un bacione a Firenze (Massimo Troisi)

 

E.Di Lazzaro C.Bruno

Partivo una mattina co’i’ vapore
e una bella bambina gli arrivò.
Vedendomi la fa: Scusi signore!
Perdoni, l’è di’ ffiore, sì lo so.
Lei torna a casa lieto, ben lo vedo
ed un favore piccolo qui chiedo.
La porti un bacione a Firenze,
che l’è la mia città
che in cuore ho sempre qui.
La porti un bacione a Firenze,
lavoro sol per rivederla un dì.

Son figlia d’emigrante,
per questo son distante,
lavoro perchè un giorno a casa tornerò.
La porti un bacione a Firenze:
se la rivedo e’ glielo renderò.

Bella bambina! Le ho risposto allora.
Il tuo bacione a’ccasa porterò.
E per tranquillità sin da quest’ora,
in viaggio chiuso a chiave lo terrò.
Ma appena giunto a’ccasa te lo mgiuro,
il bacio verso i’ccielo andrà sicuro.
Io porto il tuo bacio a Firenze
che l’è la tua città
ed anche l’è di me.  Io porto il tuo bacio a Firenze
nè mai, giammai potrò scordarmi te.
Sei figlia d’emigrante,
per questo sei distante,
ma stà sicura un giorno a’ccasa tornerai.
Io porto il tuo bacio a Firenze
e da Firenze tanti baci avrai.

L’è vera questa storia e se la un fosse
la può passar per vera sol perchè,
so bene e’lucciconi e quanta tosse
gli ha chi distante dalla Patria gli è.
Così ogni fiorentino ch’è lontano,
vedendoti partir ti dirà piano:
La porti un bacione a Firenze;
gli è tanto che un ci vò;
ci crede? Più un ci stò!

La porti un bacione a Firenze;
un vedo l’ora quando tornerò.
La nostra cittadina
graziosa e sì carina,
la ci ha tant’anni eppure la
un n’invecchia mai.
Io porto i bacioni a Firenze
di tutti i fiorentini che incontrai.

Print Friendly, PDF & Email
Translate »