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La prière, Georges Brassens (1953)

Non è propriamente un canto di Natale intimo e sereno La prière di Georges Brassens, ma a chiunque si rivolga e qualunque sia il suo contenuto una preghiera è sempre il segno di una speranza, di un affidarsi fiduciosamente alla comprensione e al sostegno dell’invocato.

In questo caso l’invocata è la Madonna alla quale il cantante francese, uno dei grandi maestri della canzone d’autore, lancia un saluto: je vous salue Marie. Il testo di questo brano, al quale si ispirò Fabrizio de André per la su Preghiera di gennaio, però, non è di Brassens ma di un poeta del simbolismo minore dalla forte ispirazione religiosa, Francis Jammes: “Non è stato forse detto che la poesia non è altro che una canzone a cui manca solo la musica?”, ha scritto il musicista che si dice “profondamente colpito da questa invocazione colma di compassione verso tutti i diseredati, gli abbandonati a se stessi, gli infelici”.

Brassens mise in musica il testo intitolato “I misteri dolorosi” che Jammes  compose quando si convertì al Cristianesimo, nel suo terzo disco del 1953 abbreviandola di diverse strofe e inserendone una che aggiunge speranza a dolore e sofferenza: “Per la madre che apprende che il figlio è guarito – per l’uccello che  invano chiama l’uccello caduto dal nido – e per l’erba che ha sete e riceve la pioggia, – per un bacio perduto e per l’amore ridato, – per la moneta che il mendicante ha ritrovato, – io ti saluto, Maria”

Il pathos che trasmette la musica è così convincente e drammatico  che Brassens decise di usarla, senza cambiarne una nota, per un’altra drammatica poesia, Il n’y a pas d’amour heureux (Non esiste amore felice) di Louis Aragon che ha la stessa  struttura metrica.

Foto: Wikipedia

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