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La Ricostruzione Del Mocambo, Paolo Conte (1975)

Dal titolo della canzone era stato tratto anche il titolo di una fortunata trasmissione radiofonica tenuta dal cantautore di Asti. Era il 1977 e Conte stava trascorrendo le vacanze pasquali a Courmayeur

Aveva una gamba rotta e passava i pomeriggi, non ancora troppo primaverili, nella hall del suo albergo. Vincendo un po’ di imbarazzo decidemmo di avvicinarci e conversare con lui. Del resto chicchierare con un gruppo di giovanotti rigorosamente impegnati poteva essere anche per lui un antidoto alla noia di non avere libertà di movimento. Ascoltando i diversi accenti regionali della compagni a (fiorentino e bergamasco su tutti) gli venne in mente di registrare le nostre voci. Allora non riuscii a verificare se Conte avesse utilizzato le nostre voci. Però faceva piacere pensare di aver dato un sia pure modestissimo contributo a colui che è stato, insieme a Lucio Battisti, uno dei miti della nostra generazione. Conte, in particolare, era il lato intellettuale della musica cosiddetta leggera, con quel suo esistenzialismo padano, roco e disincantato. Disincantato, ma non del tutto pessimista, anzi: cantore e poeta di un amore per la vita dato  che – nonostante le vicissitudini – ha rimesso a posto il suo bar e – nonostante non parli tedesco – convive con un’austriaca. E alla fine trova anche un curatore che gli offre un caffè perché lo vede un po’ giù. Però resta l’amaro di una sostanziale incomunicabilità fra le persone. Il tutto a rtimo di swing, quello che comunque sia la vita può essere piacevole: Antonioni + Sartre + un buon vino piemontese.

Il testo: Dopo le mie vicissitudini oggi ho ripreso con il mio bar…dopo un periodo di solitudine il Mocambo ecco qui tutto in fior…Ora convivo con un’austriaca,abbiamo comprato un tinello marron ma la sera tra noi non c’è quasi dialogo, io parlo male il tedesco, scusa, pardon, io non parlo il tedesco, scusami, pardon…Il Curatore sembra un buon diavolo:oggi mi ha offerto anche un caffè, mi ha poi sorriso dato che ero un po’ giù e siam rimasti lì, chiusi in noi, sempre di più…e siam rimasti lì, chiusi in noi, sempre di più…

 

 

 

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