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Light My Fire, The Doors (1966)

Se a Parigi andate a visitare le tombe degli uomini illustri al cimitero Père Lachaise, avrete una sorpresa: l’unico percorso segnalato con cura e precisione è quello che porta al tumulo di Jim Morrison, vocalist del gruppo rock americano The Doors, morto in circostanze non chiarite il 3 luglio 1971.

La fretta e la riservatezza con le quali furono celebrati funerali e sepoltura sono state l’innesco della leggenda Morrison, che si aggiunge a tutte quelle che riguardano talenti naturali scomparsi (in questo caso la parola è d’obbligo) all’apice del loro successo o della loro popolarità. Anche Brian Jones, il biondo dei Rolling Stones fu trovato morto nella pscina della sua villa, o addirittura, consentite questo paragone fra intelligenze diverse, Ettore Majorana il fisico nucleare scomparso mentre tarversava il mar Tirreno. Ognuno ha la sua storia che viene periodicamente riraccontata. Quella di Morrison fu magistralmente ripresa da Oliver Stone in un film del 1991 interpretato da Val Kilmer. Con tutti i difetti che furono messi in evidenza dalla critica, l’opera di Stone è abbastanza accurata nel ripercorrere la breve parabola di un giovane figlio di militare che incarna tutta l’inquietudine e la conseguente ribellione della generazione di un’età di transizione. Il suo tentativo di entrare nel mondo del cinema, la sua vena poetica, la decisione di dare vita a un gruppo rok insieme all’amico Ray Manzarek, che fornì note e strumenti ai versi di Jim. Che divenne un cantante rock confermando che la forma espressiva dei giovani di quegli anni è stata proprio la musica delle band. Cento anni prima, Morrisom sarebbe stato uno dei poeti maledetti (come l’amato Rimbaud) che a Parigi accompagnarono la fine di un secolo che preannunciava il terribile Novecento delle ideologie e dei massacri.
Nell’America di quel tempo le provocazioni di Morrison non erano tollerabili e gli scandali segnarono la seconda metà degli anni 60. L’alcol e l’acido travolsero il poeta che interruppe di colpo la sua carriera musicale. Ed è stata proobablimente una miscela di sostanze e di alcol a fulminare il giovane quella mattina di luglio mentre faceva il bagno nell’appartamento che aveva affittato insieme alla sua  nuova compagna Pamela Courson. Non furono fatte autopsie e solo Pamela e il medico avevano visto il suo corpo senza vita. Così fu data buona linfa ai visionari che credettero di averlo visto in qualche città esotica. Lasciò molti appunti e scritti dai quali è stato tratto anche un volume di poesie recentemente pubblicato in Italia. Il gruppo continuò a suonare insieme fino al 1974 e poi si sciolse, restando sempre sulla breccia di ricordi, rievocazioni e nostalgie.
Fra le canzoni dell’album che li lanciò nel 1966 c’è Light My Fire che è diventato insieme a The End il manifesto dei Doors (il nome fu suggerito dall’opera di Huxley The Doors of Perception). Accendi il mio fuoco. Il tempo di esitare è passato non c’è tempo per rotolarsi nel fango. Prova ora possiamo solo perdere e il nostro amore diventare un rogo funerario

Light My Fire

You know that it would be untrue
You know that I would be a liar
If I was to say to you
Girl, we couldn’t get much higher

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire

The time to hesitate is through
No time to wallow in the mire
Try now we can only lose
And our love become a funeral pyre

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire, yeah

The time to hesitate is through
No time to wallow in the mire
Try now we can only lose
And our love become a funeral pyre

Come on baby, light my fire
Come on baby, light my fire
Try to set the night on fire, yeah

 

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