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Luglio, Riccardo Del Turco (1968)

Questo pezzo è dedicato a Giancarlo Bigazzi, il paroliere fiorentino scomparso nei giorni scorsi. E’ una canzone che ha coinvolto un’intera classe di studenti che, nel luglio del 1968, affrontava l’esame di maturità.

Una classe che, dal punto di vista della carriera scolastica, è stata l’ultima del “vecchio ordinamento” come si dice dopo la riforma universitaria (quella ante Gelmini) in tutto il suo percorso: ultima a sostenere l’esame di ammissione alla scuola media, l’ultima a sostenere l’esame di quinta ginnasio per chi ha fatto il liceo classico, l’ultima a sostenere l’esame di maturità con i tre anni da ripassare (i famosi riferimenti) e le prove scritte e/o orali di tutte le materie. Per un mese intero di sofferenza, dallo scritto di italiano all’orale diviso per materie umanistiche e materie scientifiche. Quell’estate ebbe come colonna sonora la canzone “Luglio”, scritta e cantata da due fiorentini, Giancarlo Bigazzi e Riccardo Del turco. “Luglio, col bene che ti voglio, vedrai non finirà, ai ai ai a”, erano i versi chiaramente ispirati agli amorazzi dell’estate, ma che gli accaldati studenti vivevano con la tortura degli esami, che rendevano quei trenta giorni interminabili. Luglio col c. che mi fanno, vedrai non finirà: era la traduzione che andava per la maggiore nei corridoi della scuola, quando da soli nei banchi, con il vocabolario di latino ormai un po’ sfasciato, si attendeva la consegna del testo da parte della commissione rigorosamente esterna, con il volto sorridente del membro interno che offriva un placebo di (falsa) serenità: “Maraboduus, rex Marcomannorum….”. Ecco lo sapevo, il perfido Tacito, con i trabocchetti che solo lo storico che odiava Tiberio sapeva nascondere in frasi apparentemente così semplici e dirette. Sarà un massacro. Luglio mi ha fatto una promessa l’amore porterà. E come Dio ha voluto, l’amore è arrivato sotto la forma di una generosa promozione e luglio è passato. Distesi sulla sabbia a godersi le vacanze più lunghe della vita. Luglio si veste di novembre se non arrivi tu. Novembre era lontano, l’inizio di una vita libera da adulti, l’università. Lasciateci cullare nell’illusione.

 

 

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