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Mahmood trionfa nel tempio dell’italianità (Soldi, 2019)

Né chiese, né moschee e neppure piazze politiche per la riconciliazione. Ci voleva Sanremo, il tempio dell’italianità, dove si rappresentano ogni anno il meglio e il peggio delle virtù e delle nevrosi del popolo tricolore, per mettere una parola forte sul dramma degli immigrati che ogni giorno colpisce immaginari ed emozioni, paure e repulsioni a causa di una politica divisiva e xenofoba.

Il 69° Festival ha visto trionfare Mahmood, padre egiziano e madre italiana, lui “italiano al 100%”, come ha dichiarato dopo la vittoria, nato e cresciuto a Milano, che nella canzone Soldi prima in classifica ha messo una frase araba “un ricordo dell’infanzia”. Commenti saggi e opportuni, che non riducono l’impatto positivo della sua affermazione sul palco dell’Ariston.

Con il suo brano che parla della storia della famiglia e del rapporto con suo padre, Mahmood ha battuto due colonne dell’attuale produzione musicale italiana, Ultimo con la sua I tuoi particolari, il miglior prodotto rap-pop presentato al Festival e i beniamini della tradizione melo-pop-canora italiana, Il Volo di Musica che resta. Fuori Simone Cristicchi e la sua dolce poesia in musica Abbi cura di me (peraltro molto bella che si è guadagnata il premio dell’orchestra), fuori Daniele Silvestri e il suo Argento vivo, testo premiato dalla critica,  e fuori soprattutto Loredana Berté, Cosa ti aspetti da me, il cui quarto posto ha creato una delle più veementi contestazioni da parte del pubblico della storia del Festival.

Se la Berté era diventata la favorita del pubblico dal vivo più che per la qualità del brano, per la sua grinta, personalità e storia, il successo di Mahmood è frutto di un vero e proprio virtuale braccio di ferro fra i votanti a casa, che preferivano Ultimo (come Matteo Salvini) e le due giurie qualitative di esperti di spettacolo e giornalisti specializzati. Hanno vinto queste ultime, dimostrando che di fronte a musica tutto sommato omologa e conformista si può anche ragionare in modo diverso rispetto al banale prendere parte con il tifo da stadio.

 

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