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Mi sono innamorato di te, Luigi Tenco (1962)

Fine dell’età d’oro, fine dei sogni di un mondo sereno e accogliente. Luigi, il cantante bello e scomodo, avviato a una carriera degna di un talento di prima grandezza, si era tolto la vita, si disse, perché non aveva retto la delusione di vedere esclusa dalla finale del Festival di Sanremo la sua canzone Ciao amore, ciao. Versione sorretta da un biglietto che riporta parole di un addio terribile: la morte come lezione imperitura destinata a coloro che mandano in finale “Io, tu e le rose” di Orietta Berti e a una commissione che ripesca “La rivoluzione” di Gianni Pettenati  invece del suo brano. Certo, l’atto gratuito, l’estrema provocazione poteva far parte della personalità del cantante, che non scemdeva a compromessi e che conquistava spazio dopo spazio mantenendo intatta la sua coerenza ideale e culturale. Ma non c’è da meravigliarsi che ci sia, a distanzai di 45 anni, una radicata convinzione, basata su una grande quantità di dubbi e particolari che non tornano (il proiettile non fu mai ritrovato e il volto presentava segni di percosse), che Tenco sia stato ucciso perché sapeva qualcosa di molto grave che voleva denunciare. Il 1968 è vicino e la violenza sta per diventare una variabile costante della dinamica sociale in Italia. Così, qualunque cosa sia accaduta in quella stanza di hotel, il volto di Luigi Tenco è il primo nella galleria dei personaggi, giovani e meno giovani, che muoiono in circostanze che non vengono chiarite e che contribuiscono a creare dubbio, insicurezza, paura fino ad arrivare a quella che Sergio Zavoli ha definito la notte della Repubblica.

In ogni caso Tenco ha lasciato una testimonianza così forte e feconda che la musica italiana ha avuto in qualche modo la fortuna di mostrare un modello. un punto di riferimento per coloro che non hanno intenzione di mollare le proprie aspirazione alle esigenze dell’industria musicale, del gusto plastificato. A lui è intitolato il Club che da più di trent’anni si propone di presentare e diffondare la scena indipendente della musica e le sue canzoni fanno parte indistruttibile del bagaglio culturale delle generazioni successive.

Sono molte le canzoni di assoluta originalità per quel tempo che potrebbero essere citate. Amico di Gino Paoli, di Bruno Lauzi, di Fabrizio De André, allora giovani genovesi che si preparavano a regalare grandi capolavori, Tenco divenne famoso in tutto il Paese per “Un giorno dopo l’altro”, che fu scelto come sigla di una delle trasmissioni di maggior successo al tempo del monopolio Rai, Le inchieste del commissario Maigret, con il grande Gino Cervi. Bellissime sono anche “Vedrai, vedrai”,  “Lontano, lontano”, e “Ho capito che ti amo” perle di un’attività che ha raggiunto il suo culmine dal 1961, quando il cantautore aveva 23 anni, al 1967, l’anno della morte, quando ne aveva 29. Ma “Mi sono innamorato di te” è la più bella.

MI sono innamorato di te

La morte di Tenco

Le 5 prove dell’omicidio di Tenco

Mi sono innamorato di te
perché
non avevo niente da fare
il giorno
volevo qualcuno da incontrare
la notte
volevo qualcosa da sognare
Mi sono innamorato di te
perché
non potevo più stare solo
il giorno
volevo parlare dei miei sogni
la notte
parlare d’amore
Ed ora
che avrei mille cose da fare
io sento i miei sogni svanire
ma non so più pensare
a nient’altro che a te
Mi sono innamorato di te
e adesso
non so neppur io cosa fare
il giorno
mi pento d’averti incontrata
la notte
ti vengo a cercare.

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