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Napule è, Pino Daniele (1977)

E’ morto la scorsa notte Pino Daniele, uno dei più creativi e interessanti cantautori italiani. Avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo prossimo. L’artista, che da tempo aveva disturbi cardiaci, è’stato colpito da un infarto mentre si trovava nella sua casa Magliano in Maremma. Inutili tutti i tentativi di rianimazione operati all’ospedale S. Eugenio di Roma. Grande il dolore nella comunità dei musicisti italiani. Eros Ramazzotti: “Anche Pino ci ha lasciato. Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo. Ti vorrò sempre bene perché eri un puro ed una persona vera oltre che un grandissimo artista. Grazie per tutto quello che mi hai dato fratellone, sarai sempre accanto al mio cuore. Ciao Pinuzzo“.   Lo ricordiamo con la sua canzone più famosa, diventata l’inno di tutti i  napoletani. 

Quando uscì, nel 1977, l’album Terra Mia fu una vera rivoluzione. Finiva il vecchio stereotipo dei primi Festival di Sanremo e la canzone napoletana entrava nella musica popolare che piace a tutti.  Soprattutto se a cantarla è una voce particolare, dolce e sincopata, con l’accento dialettale che ne esalta il timbro particolare, come quella di Pino Daniele. Ci sono brani indimenticabili in quell’album d’esordio dell’artista napoletano. C’era Cammina Cammina o Terra mia, che dà il titolo alla collezione. C’era soprattutto Napule è che ne è la canzone piùà rappresentativa, non solo perché parla di Napoli con tutto l’amore e l’ammirazione che la città del Vesuvio merita, ma soprattutto perché rappresenta la perfetta fusione fra tradizione napoletana e musica blues che caratterizza tutta la sua opera.

Successivamente Daniele avrebbe sperimentato altre contaminazioni con vari generi di musica rock e jazz, ma quel pezzo è stato sempre come una sorta di Flauto magico che lo ha accompagnato per tutta una carriera che lo ha visto sempre alla ricerca di espressioni musicali significative. I biografi dicono che la canzone fu composta quando Pino aveva 18 anni (dunque nel 1973), e che quindi è giunta alla pubblicazione in una fase matura di elaborazione. Era inevitabile che un canto così bello e intenso diventasse anche un inno deella città in un periodo di rinascita che nel decennio successivo, grosso modo quando, negli anni 90 si svolse il G8 nelle sale del Palazzo Reale (ricordo un gigantesco babà a forma di Vesuvio come dono di benvenuto per gli illustri ospiti stranieri) diventò un vero e proprio caso virtuoso. Pareva che Napoli avesse ritrovato il suo orgoglio e la sua profonda nobiltà di origini e di sentimenti, ma il miracolo avrebbe avuto bisogno intorno di un paese integro e solidale e l’Italia degli ultimi vent’anni è stata tutt’altro.

Così anche la città che nel 700 era una delle capitali europee più importanti è progressivamente ricaduta nelle sua contraddizioni e nella lotta sempre irrisolta fra male e bene, fra poteri buoni e cattivi che si contendono un tessuto sociale che per questo non riesce a riaccendere la speranza e la voglia di costruire un futuro diverso.   https://www.youtube.com/watch?v=iZlO0R6AbiU   https://www.youtube.com/watch?v=av08goaAWzU   Napule è mille culure Napule è mille paure Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca’ nun si sulo Napule è nu sole amaro Napule è addore e’ mare Napule è na’ carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a’ sciorta. Napule è na’ camminata int’ e viche miezo all’ate Napule è tutto nu suonno e a’ sape tutto o’ munno ma nun sanno a’ verità. Napule è mille culure..

 

 

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