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No Surprises, Radiohead (1997)

Niente allarmi e nessuna sorpresa, via dalla pazza folla. Una generazione prende atto che la fine del millennio coincide anche con la fine di un mondo dove era permesso quasi tutto, purché fosse consumato. E’ in arrivo la prima delle grandi crisi, la bolla di Internet che fa strage delle imprese digitali.

Poi arriveranno le montagne russe di una ciclo economico diventato sempre più incalzante nell’up and down fino alla grande crisi cominciata nel 2008 e forse non ancora arrivata al fondo delle sue conseguenze negative. Le antenne sensibili della musica rock cominciano a cogliere i sintomi del disagio profondo che si insinua nelle coscienze, soprattutto se gli interpreti sono i degni eredi dellla tradizione britannica, come I Radiohead, la band fondata nel 1988 dal cantante Thom Yorke e il bassista Colin Greenwood. Anche loro studenti universitari (Oxford) come gli altri tre che aderiscono al progetto (Ed O’ Brien, chitarrista,  Philip Selway, batterista, e il fratello di Greenwood, Johnny, violinista), così come i predecessori fondatori dei Pink Floyd (Cambridge) o dei Genesis (Eaton), con la passione per la musica e uno stile severo, da artisti/professionisti di talento. Divertitevi a riguardare i filmati dei concerti dei Pink Floyd all’inizio degli anni 70: la loro presenza sulla scena non indulge all’esibizionismo, nascosti come sono dai loro strumenti e dalla severità della loro espressione. Uno stile che i vari Mason, Wright, Waters e Gilmour hanno sempre considerato come il miglior modo per non essere travolti dall’entusiasmo annientante dei fan: “Stavamo seduti negli alberghi – raccontano – e nessuno ci riconosceva. Fantastico”.
I cinque Radiohead portano con sè le esperienze degli ultimi decenni: il punk rock, l’elettronica, il grunge dei Nirvana, il pop rock la disco dance, e reinterpretano il tutto entrando dentro lo spirito del tempo. No Surprises è un brano dell’album che ha sancito il loro successo in tutto il mondo, Ok Computer (1997), che Ondarock definisce “pervaso da una malinconia di fondo e da una musica altamente suggestiva, toccante, riesce a colpire al cuore l’ascoltatore”. L’album è una pietra miliare della musica rock degli anni 90, ha sonorità assolutamente originali, visionarie e surreali, ben interpretate dal video di Grant Gee: una telecamera fissa su Thom Yorke, il cui volto è chiuso in una boccia di vetro. Questa si riempie lentamente di acqua fino a coprire la testa del cantante, salvo poi svuotarsi di colpo alla fine del pezzo. E’ il racconto metaforico del cuore che “è stato riempito come fosse un interramento di rifiuti”. Meglio non farsi più asfissiare, “mi prenderò la vita tranquilla, niente allarmi e nessuna sorpresa, una casa così bella e un giardino così bello”.

 

 


A heart that’s full up like a landfill,
a job that slowly kills you,
bruises that won’t heal
You were so tired, happy,
bring down the government,
they don’t, they don’t speak for her
I’ll take the quiet life,
a handshake of carbon monoxide

No alarms and no surprises,
no alarms and no surprises
No alarms and no surprises
Silent, silent
This is my final fit, my final bellyache with
No alarms and no surprises,
no alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please

Such a pretty house, such a pretty garden
No alarms and no surprises,
no alarms and no surprises
No alarms and no surprises, please

Foto: http://www.ondarock.it/popmuzik/radiohead.htm

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