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Nothing Else Matters, Metallica (1992)

Stanley Kubrick usava dire che non aveva bisogno di musiche originali per i suoi film, dal momento che  “c’è già tanta bella musica a disposizione”. Così ecco la scelta del Bel Danubio Blu di Johann Strauss per 2001, Odissea nello Spazio. La stessa cosa deve aver pensato Marco Bellocchio quando per “Il Sangue del mio sangue” presentato al Festival di Venezia, appena concluso, ha fatto ricorso a Nothing Else Matters, uno dei brani più noti del gruppo californiano Metallica, il più amato dal pubblico heavy metal. Con un bell’arrangiamento del suo musicista e compositore preferito, Carlo Crivelli.

Si tratta di una  delle più dolci ballate rock e il suono heavy metal del gruppo le conferisce qualcosa di più, come una sorta di felice combinazione fra le parole tenere e il suono duro delle corde e delle percussioni. Eppure i Metallica sono i principali esponenti del rock duro, “caratterizzato da fraseggi serratissimi e ritmi da cardiopalma”, come scrive l’Enciclopedia del Rock. Il canto d’amore è veramente caratterizzato da sentimenti e del resto il poeta, in questo caso James Hetfieldnon si era mai aperto prima in questo modo, la vita è nostra e la viviamo a modo nostro, tutte queste parole che io proprio non dico e non conta nient’altro”, dunque “fregatene di ciò che dicono, fregatene di ciò che fanno, fregatene di ciò che sanno”.

Un effetto eccezionale che ne fa una “pretty big song” come ha spiegato Hetfield che in primo tempo non credeva fosse un pezzo adatto allo stile e alla poetica del gruppo, volto piuttosto al grido, alla rabbia, al lasciarsi andare. E invece ecco un brano che sembra uscito dal repertorio di Simon e Garfunkel. Nothing Else Matters fu pubblicato nell’album Metallica, quinto album del gruppo, nel 1992.

 

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