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Oceans, Pearl Jam (1992)

Ecco un bell’esempio di ciò che significa avere una voce, strana e magnetica. E’ lui, Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam, il protagonista del successo di questo gruppo che si contendeva con i Nirvana il primato del grunge di Seattle.

La competizione con Kurt Cobain e i suoi non era solo musicale: ciascuno accusava l’altro di aver accettato il grande compromesso commerciale per fare soldi. Questa ansia di purezza di fatto è costata la vita al biondo dei Nirvana, mentre i Pearl Jam hanno dovuto accettare il dato di fatto che l’album Ten, quello da cui è tratto Oceans, ha venduto più di dieci milioni di copie. Band “compatta e politicamente corretta”, come la definiscono le varie enciclopedie del rock, i Pearl Jam rappresentano la corrente più classica, meno metal e meno punk, del grunge, parola che definisce le sperimentazioni musicali dei gruppi di Seattle. Come dichiarato più volte da Vedder, il nome della band derivava dal nome della nonna, Pearl, sposata con un nativo americano, che preparava marmellate particolarmente esotiche e gustose. Dopo varie vicende di incontri e separazioni, di prove e tentativi, il gruppo compose l’album che li lanciò in un turbine di successo che non li ha mai abbandonati. Si tratta di canzoni di grande impatto sia musicale che poetico, “accorate” e intense. Vi si parla di depressione, di suicidio, di malinconia, un clima psicologico che aveva cominciato a entrare nella musica contemporanea di quei primi anni 90. Il testo di Oceans è di mano di Vedder, mentre la musica è frutto del lavoro collettivo del gruppo. Il l front-man del gruppo ha affermato una volta che la canzone nasce dalla sua passione per il surfing sulle onde del Pacifico. Ma nei testi poetici non si può mai individuare un’unica fonte di ispirazione e normalmente quello che dichiarano gli autori rappresenta solo una parte della realtà. A leggere sotto le righe, l’oceano è la forza selvaggia e confusa che si avverte dentro di sè e alla quale conviene abbandonarsi perché le onde, se riesci a controllarle, ti porteranno alla fine dove desideri. Che Vedder e i suoi siano degli autentici musicisti di talento se ne avuta conferma anche dalle colonne sonore che hanno realizzato: l’ultima quello di Into The Wild, tragico conflitto fra le aspirazioni dell’uomo e l’impassibile crudeltà della natura, scritto e diretto nel 2007 da Sean Penn, basato sul romanzo di Jon Krakauer.

Oceans

Black

Hold on to the thread
the currents will shift
guide me towards you
know something’s left
and we’re all allowed to dream
of the next time we touch

you don’t have to stray
two oceans away
waves roll in my thoughts
hold tight the ring…
the sea will rise…
please stand by the shore…
i will be…
i will be…
there once more

 

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