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Octavarium, Dream Theater (2005)

In Italia è arrivato anche al secondo posto nella classifica degli album e non c’è da meravigliarsi. Octavarium è un’opera musicale complessa che è soprattutto un omaggio al rock progressive.

Consigliando di ascoltare tutte le tracce, suggeriscoi di concentrarsi soprattutto sulla suite finale di 24 minuti, che dà il titolo a tutto l’album. Una suite virtuosistica nella quale l’esperienza “metal” (ma ogni etichetta per questo gruppo appare riduttiva) si fonde con le più felici citazioni dei grandi gruppi degli anni 70. E’ stato scritto che si tratta di un viaggio (in diversi “movimenti”) attraverso il progressive rock. La suite parte con un’introduzione che si richiama a Shine on you crazy Diamond dei Pink Floyd, per proseguire con richiami ai Jethro Tull e ai Genesis. Dopo aver sviluppato sulla tastiera di Jordan Rudess sonorità di neo-progressive anni 80, il pezzo si conclude con il progressive metal sviluppato dal gruppo di New York. La chiave per comprendere il concetto artistico di Octavarium sono le parole conclusive “this story end where it began” (questa storia finisce dove è cominciata). Non si tratta di un messaggio pessimistico, del tipo: qui finisce la storia del rock, ma è piuttosto espressione di una tensione artistica che punta al superamento della tradizione per andare alla ricerca di cose nuove facendo tesoro delle sue esperienze. Il consiglio all’ascolto è dunque duplice: ascoltate un bel pezzo di musica contemporanea, ma imparate anche qualcosa sulla storia di un genere che ha percorso tre generazioni. E aprire bene gli occhi, presto verrà fuori qualcosa che darà il ritmo a questo nuovo secolo. (P.S. Non perdetevi neppure “An evening with John Petrucci e Jordan Rudess”) .

 

 

 

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