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Il Paese dei Cachi, Elio e le Storie Tese (1996)

Sembrava una delle consuete performance di non sense demenziale, e invece era la fotografia di un Italia che dieci anni dopo avrebbe dovuto cominciare ad aprire gli occhi. Ecco come un brano musicale possa assumere , con  successo,  il ruolo che alle corti dei re aveva il fool, il giullare che facendo il matto era autorizzato a dire al sovrano la verità anche se scomoda.

Quando, nel 1996, Elio e le Storie Tese presentarono a Sanremo “Il Paese dei Cachi” fu come una specie di rivelazione. In quel testo c’erano raccontati i principali mali d’Italia. Dal terrorismo e le stragi impunite, alla malasanità (io fantasma non sarò e al tuo plasma dico no), alla corruzione, alla mafia (in totale molto pizzo), all’abusivismo (appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive è truccatissimo), un pazzesco mix di storia, cucina e cultura strapopolare:  Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto. Ma, attenzione, con tutte le sue contraddizioni, questo è un Paese che ritrova la sua pace con i simboli del buon vivere: una pizza in compagnia, “se famo due spaghi”, la partita di calcio alla quale partecipa anche il commando terrorista, sventolando il bandierone. Insomma:  Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande così. E alla fine, ecco uno squarcio di speranza, l’Italia non ci sta. 

Ai telespettatori nazional popolari piacquero talmente tanto che,  contraddicendo anni di seriosa attività di giurie e classifiche,  il gruppo Elio si classificò al secondo posto con grande sospetto di scandalo,  perché pare fossero arrivati a un inaccettabile (per i vertici del rito sanremese) primi assoluti.  Naturalmente le cose furono rimesse a posto dal mercato (rimasero per otto settimane in testa alla hit parade) e la band ottenne il meritato riconoscimento popolare che premiava più di 15 anni di sperimentazione, creatività, invenzioni di ogni  genere che utilizzavano l’immagine come se si fosse già in epoca multimediale, insieme alle tecniche dei clown, della comicità avanspettacolo,  con il primo grande successo di “Elio Samaga Hukapan Karijana” (1989) un titolo in lingua singalese che significa: “Eiaculiamo e scoreggiamo con Elio in allegria”. L’album conteneva i primi classici come Piattaforma, una rivisitazione di Je T’aime, Moi Non Plus di Serge Gainsbourg.

Il Paese dei Cachi arrivava dopo gli anni di Tangentopoli (1992 – 1994) e la fine del vecchio sistema politico democristiano – socialista, quando “la corruzione ambientale” come male italiano seguì ai terribili anni a cavallo fra i 70 e gli 80. Fatemela sparare grossa: se quelle indagini avessero davvero aperto un periodo di tarsparenza e verità ( e anche  dunque se la canzone avesse vinto Sanremo) forse oggi ci troveremmo in un paese migliore.

 

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