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Poetas Andaluces de ahora, Aguaviva (1975)

Il 19 novembre 1975 morì Francisco Franco e con lui ebbe termine una dittatura cominciata formalmente nel 1939 dopo tre anni di guerra civile. Durante gli ultimi anni della dittatura, poeti e intellettuali avevano lottato e sofferto per la libertà. Fra di essi Rafael Alberti. Le domande incalzanti e inquietanti della sua poesia hanno accompagnato il ritorno della Spagna nella comunità delle democrazie europee.

La canzone degli Aguaviva è stata pubblicata nel 1975, il 19 novembre di quell’anno morì il dittatore Francisco Franco Bahamonde, il cui ultimo atto di governo fu l’esecuzione di otto oppositori del regime strangolati dalla garrota:  il regime era cominciato nel sangue e nel sangue finì. Volti giovani di ragazze e ragazzi che non avevano vissuto gli orrori della guerra civile facevano il giro dell’Europa a significare l’imminente rinascita di uno dei paesi chiave della civiltà occidentale. Si erano costituiti in gruppo folk con 12 elementi nel 1970 e la loro specialità era di utilizzare come testi per le canzoni le poesie di Federico Garcia Lorca, Pablo Neruda e Rafael Alberti, tutti messi all’indice dal dittatore, così come furono proibite le canzoni che utilizzavano i loro testi. Lorca era stato massacrato da un gruppo falangista durante la guerra civile e Alberti viveva a Roma a tenere accesa la fiaccola della libertà con le sue poesie, fra le quali Poetas Andaluces del 1950 nella quale il poeta di Cadice lamentava il fatto che nessuna voce si levasse in Andalusia contro l’oppressione e l’intolleranza. Gli Aguaviva, che cominciarono a girare per l’Europa con un pulmino nel 1971, furono accolti e valorizzati soprattutto in Italia. Nel 1971 e nel 1972  parteciparono al festival di San Remo, mentre erano frequenti le loro apparizioni in televisione. Era un modo per ricordare al grande pubblico cosa stava accadendo a Madrid: il dittatore malato e declinante, un grande paese ai margini delle dinamiche dell’Europa, un regime in decadenza dalla quale non si riusciva a intravedere una via di uscita. Poetas Andaluces de ahora è la canzone più famosa e rappresenta bene quel momento di passaggio. Qué cantan los poetas andaluces de ahora, Qué miran los poetas andaluces de ahora, Qué sienten los poetas andaluces de ahora? Cantan con voz de hombre, pero dónde están los hombres? con ojos de hombre miran, pero dónde los hombres? con pecho de hombre sienten, pero dónde los hombres? “Che cantano i poeti andalusi di oggi? / Cantano con voce d’uomo, / ma dove sono gli uomini? / E con occhi d’uomo guardano, / ma dove sono gli uomini? / Con cuore d’uomo sentono, / ma dove sono gli uomini?”.

 

 

 

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