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Que Serà, Serà (Whatever Will be, Will be), Doris Day (1956)

I segnali di ripresa dell’economia si fanno sempre più concreti. Ricapitolando: il gettito dell’Iva è aumentato, i consumi sono cresciuti, la disoccupazione comincia a calare, la stretta creditizia si sta allentando, le esportazioni migliorano, il caos politico si è molto tranquillizzato… Si può essere autorizzati a essere un po’ più ottimisti dell’anno scorso? Ci si può svegliare la mattina con un po’ meno angoscia per il conto in rosso? Ebbene proviamo a crederci e aiutiamoci con quella musica ingenua e fiduciosa al limite dell’incoscienza degli anni 50, quando si andava in qualche posto over the rainbow o si sognava posti esotici cantando Banana Boat.

Ed ecco allora che riaffiora  una popolare canzone degli anni 50 lanciata da un film di Alfred Hitchcock , un motivetto che in quegli anni di duro lavoro certo, ma che preparavano il miracolo economico, tutti cantavano alla radio o alla televisione in bianco e nero e con un solo canale. Il film “L’uomo che sapeva troppo” comincia a Marrakech e finisce a Londra.

Se guardate le guide turistiche illustrate della pittoresca città del Marocco meridionale rivedrete la famosa scena della spia francese travestita da arabo del deserto, con un pugnale infilato nella schiena, che trasmette a James Stewart, alias dottor Ben MacKenna, il famoso segreto che lo trasformava in un pericolo per i piani omicidi di un gruppo di congiurati.

La canzone si intitola “Que Serà, Serà (Whatever will be, will be)” ed è stata composta da Jay Livingston and Ray Evans per il maestro del brivido. Doris Day, alias Jo MacKenna la canta a lungo due volte, la seconda in una delle scene più di suspence, il ritrovamento del piccolo Hank nell’ambasciata di un non ben identificato un paese orientale. Non importa porsi tante domande, se saremo ricchi e felici: quel che accadrà, accadrà, il futuro non ci appartiene. Ma se non molliamo e ci diamo da fare, come la coppia MacKenna, allora potremmo avere delle belle soddisfazioni.

La canzone ebbe un così grande successo che fece il giro del mondo e ora  fa parte del patrimonio dell’umanità, anche se non riconosciuto dall’Unesco. La cosa curiosa è il titolo in spagnolo che è un chiaro riferimento al contesto dell’epoca. Siamo nel 1956 e in tutto il mondo scoppia la moda dei ritmi latini, provenienti quasi tutti da Cuba e le isole caraibiche. Rimasto fino ad allora in secondo piano, le parole in lingua castigliana entrano nel gergo pop dei giovani di allora.

Che dire di Doris, “la fidanzata d’America”? E’ stata il modello di tutte le soubrette fra gli anni 50 e 60, con la sua spontaneità e la sua abilità nella recitazione, nel canto e nella danza. Ha interpretato pellicole che hanno contribuito a rasserenare gli italiani che anche allora, a dieci anni dalla fine della guerra, guardavano con grande speranza al futuro.

 

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