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Se, Djavan (1992)

“Insomma a me non piacciono gli squallidi e irritanti zero a zero. Se dev’essere un pareggio che sia almeno uno a uno, e cioè che abbiamo avuto almeno la soddisfazione di segnare un gol”. La candida meditazione calcistica fa parte di una delle più belle canzoni di Djavan Caetano Viana, in arte solo Djavan, dei grandi ultimi talenti del ritmo brasiliano. Esploso nel 1999, Djavan figlio di un  olandese e una africana nato a Maceió, città quasi sul vertice del triangolo brasiliano, si era fatto conoscere in tutto il mondo già da una ventina di anni, soprattutto per la sua capacità di mettere insieme i ritmi latino-americani con quelli popolari europei e africani, inventando insomma un samba nuovo, più dolce e intimista. Un po’ come quello che conquistò il mondo negli anni 50.

Anche nei testi Djavan mostra uno straordinario talento che trova le sue radici profonde nella sensibilità e nell’immaginazione del grande continente latino-americano, una specie di Jorge Amado del pop, in grado di tirare fuori le impressioni più vivaci e colorate con poche semplici parole. La metafora del pareggio è contenuta nel testo di una delle sue canzoni più belle e interessanti, Se del 1992. Qui la storia che si narra è un dato di vita vissuta abbastanza ordinario nella dinamica delle coppie amorose. Insomma c’è lei che non si sa decidere: non sa se la sua risposta è un no, ma non è neppure sicura che sia un sì. Il bello è che i due si sono più volte reciprocamente dichiarati come l’oggetto principale dei loro pensieri. Allora perché tutta questa incertezza? “lascia andare la donna selvaggia che è in te, fatti bruciare dalla passione, perché non ti farà alcun male prendere una decisione”. Comunque, devi prenderla questa decisione, basta con questo condizionale, “se”. Ed ecco l’invocazione finale: San Giorgio, per favore prestami il tuo drago, perché qui è più facile imparare il giapponese in braille che far decidere questa se possiamo amarci oppure no.

Come è accaduto per quelle di Chico Buarque de Hollandia, anche le canzoni di Djavan sono state interpretate da numerosissimi cantanti, in Italia soprattutto da Loredana Berté e Fiorella Mannoia. I ritmi brasiliani esercitano una grande forza attrattiva e, se sono belle, diventano rapidamente patrimonio dell’intera comunità canora.  A questo punto qualcuno potrebbe dire: siamo a Natale e che c’entra Djavan con l’atmosfera natalizia? Intanto se volete sentirvi White Christman, cliccate pure. E poi l’allegria arcaica e sincera che esprimono queste canzoni sono un ottimo rimedio per l’umor nero che ci prende quando ci guardiamo intorno. E aiuta anche a volersi bene a Natale e ad avere fiducia nell’anno nuovo.

 

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