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Sotto il segno dei pesci, Antonello Venditti (1978)

Di là dal ponte Garibaldi, via della Lungaretta taglia il viale Trastevere subito dopo il monumento al poeta Belli. E’ quanto di più simile al quartier latin di Parigi c’è a Roma. Non era raro, alla fine degli anni 70, incrociare da quelle parti Antonello Venditti, cantante di generazione.

Esponente della scuola romana che conta fra le sue file anche Francesco De Gregori, Antonello ha rappresentato nei suoi testi e nella sua musica la sensibilità dei giovani del ventennio 1970 – 1990. Un periodo tormentato, a volte tragico, ma molto ricco di idealità e di solidarietà umana. Pensate solo al destino dell’album Sotto il segno dei pesci, pubblicato l’8 marzo 1978, otto giorni prima che venisse rapito dalle Brigate Rosse il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso poi il 9 maggio successivo, Un periodo che Sergio Zavoli ha definito come “la notte della Repubblica” in una delle più belle serie di servizi televisivi mai trasmesse dalla Rai. Quell’album, e soprattutto la canzone che gli dà il titolo, rimane fortemente legata a quei giorni e forse non ce ne poteva essere un’altra migliore per il suo carattere di grido esistenziale, di crisi dei valori indotti dalla società per cercare una vita più autentica: “ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore”, al di là delle false sicurezze, dei titoli di studio, del rispondere alle aspettative di chi ti circonda. Una ricerca che allora si muoveva sulla strada gridando la propria rabbia e la propria insoddisfazione. 

Questa è la poetica di Venditti, poetica impegnata ma non astrattamente politica o ideologica, impegnata a capire l’animo umano e i più proondi desideri dei giovani della sua generazione. Sono gli uomini e le donne in carne e occa che lo interessano, per intravedere  che cosa li muove, i suoi compagni di scuola, i suoi amici, le scelte spesso assolutamente private e incomprensibili, la tragedia della fuga nella droga. Per questo anche lui, come l’amico De Gregori, fu criticato dall’ideologia furibonda di quegli anni, senza tuttavia colpire chi aveva maturato profonde convinzioni artistiche.

L’album Sotto il segno dei pesci riportò il cantante romano al successo che gli aveva dato nel 1975 Lilly, che arrivò dopo un periodo estremamente fecondo di musica cominciato alla fine degli anni 60 al locale romano Folkstudio, che è stato un crocevia importante per la formazione di molti autori della capitale. 

Sotto il segno dei pesci

Sotto il segno dei pesci

Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita
più giusta e libera se vuoi, corri amore, corri non aver paura.
Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l’hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita
più giusta e libera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
18 anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi che meritiamo un’altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Marisa se n’è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola,
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita,
violenta e tenera se vuoi,
nata sotto il segno, nata sotto il segno dei pesci.
E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi, stretti in una libera sorte,
violenti e teneri se vuoi figli di una vecchia canzone

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