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The Body, Pink Floyd (?)

L’annuncio di questi giorni ha lasciato di stucco l’intera generazione dei baby boomers.  In autunno uscirà un album di pezzi inediti dei Pink Floyd dal titolo di “The Endless River”, il fiume senza fine.  Si tratta prevalentemente di musica ambient e strumentale prodotta nel  periodo in cui Nick Mason, David Gilmour e Richard Wright lavoravano a “The Division Bell”, all’inizio degli anni 90. A produrre quest’opera “postuma” sarà l’ex chitarrista dei Roxy Music Phil Manzanera.

La notizia shock ci riporta a una dozzina di anni fa, quando Rick Wright era ancora vivo e ogni tanto facevano capolino sui giornali notizie su una possibile “reunion” dei Pink Floyd, cosa che poi avvenne nel 2005, in occasione del Live8, il concertone organizzato da Bob Geldof per spingere il G8 a prendere misure contro la povertà.  Qualcuno parlava allora anche di un possibile  nuovo album, ma erano chiacchiere e fantasie. Qualcuno ipotizzò che invece  Roger Waters e compagni stessero veramente lavorando a una nuova opera collettiva. Anzi, un  critico musicale che si nascondeva sotto una pseudonimo, Nigel Lawson, pretese di aver violato le rigide consegne degli studi di registrazione e di avere ascoltato i brani di un presunto album “The Body”. Ecco il suo presunto e molto probabilmente falso scoop che fu pubblicato nel 2002 dalla rivista “Interpretazioni”.

di Nigel Lawson

L’avvio ricorda le sonorità misteriose e stellari dei pezzi della fine degli anni 60, effetto che si raggiunge attraverso suoni molto glissati ma violenti, in un’accezione difficilmente spiegabile, I Floyd non avevano mai usato prima d’ora questi suoni registrati nel centro di alcune città europee che più soffrono per l’inquinamento da rumore.

Enjoy Your Pain (10’40”) 

Il rullato della batteria apre la suite Enjoy your pain che predispone la mente e il cuore al messaggio contenuto nei pezzi successivi. Ci si sente come trattenuti sul filo di una doppia dimensione: una traccia razionale, nella quale tutte le note sono al loro posto, esattamente quelle che ha già ben serializzate nella mente chi conosce la musica della band. Il sottile piacere del consueto. L’altra, invece, è inquietante, ricolma di pulsioni che non riescono a trovare espressione: come la poltiglia di un crogiuolo che continua a  bollire sul ritmo lancinante del basso di Waters e che non arriva mai a prendere forma. Anzi, la ragione della sua esistenza sta proprio nel rimanere totalmente informe.

Bones (6’36”)

Le variazioni per chitarra tengono per otto minuti in bilico su questo filo tagliente, che si interrompe improvvisamente. Poi la musica riprende con una ballata a due voci, Bones, ma non illudetevi  che la “conflict suite” sia stata risolta. Qui vince “la faccia oscura della luna”, l’amarezza disperata degli echi e dei vibrati che striscia dietro le parole come la coda spettrale di una stella. Le ossa sono quel che resta di un organismo vivente, la società di uomini una volta ricchi di interiorità, desideri, aspirazioni, sentimenti,  e ora ridotta allo scheletro del gioco crudele degli interessi materiali.  Like a carrion crow… come un avvoltoio ti getti su ossa già corrose dall’avidità.. But don’t  give up … ma non arrenderti…la fame di te è il granello di vita che si posa su quelle ossa. Let other crows be skinned …. Lascia che gli altri corvi siano spolpati e vadano ad arricchire l’immenso cimitero che ricopre il mondo. You learn by disgusting, impari dal disgusto che provi ogni giorno, watching the meal, guardando il banchetto. Il finale propone uno sconvolgente assolo di sassofono di Dick Parry la cui sonorità rende ancora più penetrante la percezione di disgusto rimasta sospesa nell’aria  grazie all’insistito vibrato.

Heart Damages (2’45”)

La tensione si stempera con l’attacco di Heart Damages, il pezzo di durata più breve della collezione che si affida alla melodia malinconica di Richard Wright e alla voce sincopata di Gilmour. Heart breaks up, il cuore si spezza: non preoccuparti, è storia quotidiana di disperazione. La salvezza è impossibile, ma tu puoi riconoscere i broken hearts, che rifiutano la loro condizione, da coloro whose missioni s to break hearts, la cui missione è quella di spezzare a loro volta i cuori. Come li riconosci? In their eyes they only bring fear, nei loro occhi c’è soltanto paura.  La melodia è sostenuta dale tre back vocalist del gruppo che concludono il pezzo con una sequenza a canone, forse uno dei tocchi musicalmente più geniali dell’intero album.

Let your body be with you (11’52”)

La dolcezza con la quale si conclude lo sfumato della balata prelude al quarto brano, Let your body be with you, il pilastro sul quale si regge tutta la composizione. La struttura è un rock dalla sonorità molto eclettica. Alla fine si rimane con l’idea che la band sia entrata in una fase creativa che potrebbe portarla a produrre un  altro capolavoro come l’immortale The dark Side of the Moon. Le esperienze dei tre continuatori si sono di nuovo saldate con la ricerca condotta da Waters negli anni della separazione. Let your body be with you, dicono. Non esistono regole, ma te ne consegnano una che tutte le comprende: pensa al denaro, procura il denaro, spendi il denaro. They pretend to free souls , fanno fina di lasciarti libera l’anima, ma ti rubano anche il corpo. Perché conoscono le tue debolezze. Allora tu grida forte, ancora più forte, sempre più forte. La strada è davvero aperta e va verso i cieli profondi del cuore, dove l’orizzonte non separa ma unisce, dove c’è quell’unico fiore che salva l’universo. Si resta come sconcertati da un finale nel quale la musica ha una cifra semantica completamente opposta rispetto a quella delle parole. Ti aspetteresti un’idea melodica, e invece tutto è affidato alla potente base ritmica e agli effetti di eco. Come se gli stessi autori non credessero a quello che stanno cantando.

Keep movin’ (5’05”)

Il quinto brano Keep movin’  è un saggio di bravura di Gilmour. Un rif ripetuto sette volte in ambiente elettronico esasperato, come il proseguimento del grido del pezzo precedente.

Welcome to sex machine (7’24”)

Il sesto, Welcome to sex machine, riprende il tema della suite iniziale come base forse per la più ispirata delle liriche. In alcuni versi Waters raggiunge sicuramente i9 vertici di The Wall, smentendo s estesso: non  era vero che la vena creativa del gruppo si fosse4 esaurita dopo The final cut. Il testo della canzone racconta la storia di Arnold, ragazzo di vita senza famiglia né affetti che si è creato un doppio fittizio, George.  E’ George che accetta freddamente l’abiezione; è Arnold che ogni volta ricomincia da capo e va alla ricerca di qualcosa che non troverà mai. Ma è questa ricerca che lo fa sopravvivere. The little boy is on the grass, è ragazzo è sul prato: the rape is over, la violenza è finita. George disappears, Arnold come back, torna sempre.  Ricorda, quella via è Arnold street; là non abita la speranza se non c’è Arnold. Tutti fingono che Arnold non esista, non sanno che quel ragazzo è l’unica ragione della loro esistenza. Un  giorno qualcuno dirà: è morto Arnold, ora siamo davvero soli.

Physiological sense of soul (6’51”),

Poche parole sul settimo brano,  Physiological sense of soul,  solo strumentale, nel più perfetto stile Pink Floyd, quasi una citazione multipla delle loro idee più sperimentate. Inserita evidentemente per concedere una pausa all’ascoltatore, prima di proporgli l’impegnativo affresco musicale che chiude l’album

The body in a relative way (18’27”) 

The body in a relative way è un bouquet di temi musicali che si intrecciano, si separano e tornano a confluire. Il finale vero e proprio ricorda Eclipse, malinconico come la pacifica follia di Syd il lunatico. Ma qui la musica e il tetso poetico, più che esorcizzare la disperazione , finiscono per instillare dentro l’ascoltatore il seme del dubbio: qualcosa di incompiuto, una rabbia che non si è espressa, perché deve ancora trovare il modo giusto per farlo. Si raggiunge progressivamente la certezza che i Floyd maturi hanno colto i segnali di una sensibilità giovanile che si sta affinando in attesa di trovare forme per esprimersi. Non quelle che abbiamo conosciuto finora. Sicuramente questa è stata la ragione che li ha spinti a riunirsi ancora una volta e a lavorare per due anni a un album che è un dono del tutto inaspettato  non solo per gli appassionati della loro musica.Il testo di The body in a relative way ha la forma di un collage di sintetiche definizioni della modernità fulminata nei suoi effetti alienanti e dissocianti. E anche assassini.

Once the thing on the road was a dog, quella cosa un giorno era un cane; once the thing down there was a bird, un  tempo quella cosa laggiù era un eccello. What was I? Che cosa ero io? The dog or the bird? Esisto per salvare il cane e l’uccello o per ucciderli? Io sono il loro assassino. My body belongs to others I don’t know, il mio corpo appartiene a degli sconosciuti. All parts of a system: somebody is a weapon, somebody is a truck. Io voglio essere solo il mio corpo: I only want to be my body.

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