energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

The Carpet Crawlers, Genesis (1974)

Creature striscianti su un tappeto rosso che si muovono verso una porta di legno e ammoniscono chi li chiama: dobbiamo entrare per poter uscire.  Sono alcuni dei versi surreali dell’opera più ambiziosa dei Genesis al tempo di Peter Gabriel, The Lamb Lies Down on Broadway.

Considerato dalla critica un grandioso progetto di opera rock non riuscito, “The Lamb” è la storia di Rael , un giovane portoricano uscito dal riformatorio che per un evento spazio-temporale anomalo finisce in una dimensione diversa dove incontra strani personaggi in un’atmosfera surreale.  L’opera è tutta di Peter Gabriel che racconta una sorta di discesa all’interno (e all’inferno) del suo io, inconscio e subconscio, con le sue fobie e i suoi desideri inespressi, fino a proiettare la sua identità nel fratello John. In Lamb, Gabriel ovviamente mette tutta l’esperienza maturata dal gruppo in quattro anni di lavoro infaticabile, alla ricerca continua del nuovo. Compreso il suo grande talento scenico e l’uso di travestimenti sorprendenti: la  volontà inflessibile di far vedere il mai visto, spezzoni di creatività totale, che è poi il centro motore del rock progressive.

C’era però un drammatico scotto da pagare. Il rapporto fra cinque musicisti dalle personalità diverse, diverse ambizioni, diversi anche modi di interpretare la loro professione, si spaccò in modo irreparabile. Da una parte Peter, il frontman cannibale che era arrivato al punto neanche di avvertire i compagni su trucchi e travestimenti che aveva intenzione di usare durante i concerti, e che aveva scatenato una energia creativa che non accettava più limiti e confronti. Dall’altra Phil Collins, Mike Rutherford, Tony Banks, Steve Hackett, anche loro compositori, anche loro creativi che alla lunga non potevano tollerare ruoli di accompagnatori di “session men”. Gabriel motivò il suo addio anche nascondendosi dietro problemi personali (il rapporto con la moglie e la figlia appena nata). Ma anni dopo la causa scatenante della separazione non veniva più taciuta: “La creazione artistica non è un fatto collettivo, non  ci si può mettere in cinque a scrivere un’opera letteraria”, ha spiegato Peter.

Così nel 1975 finì l’epoca Gabriel dei Genesis.  Il  trauma fu così forte che i quattro restanti pensarono addirittura di sciogliersi o, comunque, di proseguire come un “instrumental group”, un gruppo solo strumentale, avendo chiara la difficoltà di sostituire una voce unica, così roca e melodiosa a un tempo, così in grado di coprire tutta la scala cromatica. Furono fatte decine di audizioni, nessuno apparve all’altezza. Finché i quattro compresero che il batterista, che già aveva prestato il suo canto in pezzi storici della band, era il candidato migliore: del resto Phil  tanto aveva imparato da Gabriel da riuscire a sostituirlo con uno stile suo proprio che ha fatto la fortuna dei Genesis per venti anni. Dell’esperienza delle origini, i Genesis manterranno in vita  molti pezzi, ma il loro rock progressive si è adattato al gusto e alle esigenze del mercato. Senza però mai abbandonare la ricerca artistica. In fondo – ha scritto Hackett – eravamo soprattutto un gruppo di perfezionisti.

Il brano più noto del concept album, The Carpet Crawlers, è rimasto sempre nel repertorio della band. Chi di voi è stato, nel 2007, fra i 500mila del Circo Massimo per il concerto offerto dalla Telecom, ricorderà che uno dei momenti di maggiore partecipazione del pubblico, con un coro impressionante, fu proprio il brano del Lamb.


The crawlers cover the floor
In the red ochre corridor
For my second sight of people
They’ve more lifeblood than before
They’re moving in time
To a heavy wooden door
Where the needle’s eye is winking
Closing on the poor
The carpet crawlers heed their callers:
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
There’s only one direction
In the faces that I see
It’s upward to the ceiling
Where the chamber’s said to be
Like the forest fight for sunlight
That takes root in every tree
They’re pulled up by the magnet
Believing they’re free
The carpet crawlers heed their callers:
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
Mild mannered supermen
Are held in kryptonite
And the wise and foolish virgins
Giggle with their bodies glowing bright
And through the door a harvest feast
Is lit by candle light
It’s the bottom of a staircase
That spirals out of sight
The carpet crawlers heed their callers:
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
The porcelain mannequin
With shattered skin fears attack
And the eager pack lift up their pitchers
They carry all they lack
The liquid has congealed
Which has seeped out through the crack
And the tickler takes his stickleback
The carpet crawlers heed their callers:
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
Got to get in
We’ve got to get in
To get out
Got to get in
We’ve got to get in
To get out
Got to get in
We’ve got to get in
To get out
Got to get in
We’ve got to get in
To get out
The carpet crawlers heed their callers:
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in to get out
We’ve got to get in
We’ve got to get in

Print Friendly, PDF & Email
Translate »