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The Final Countdown, Europe (1986)

L’attesa dei mondiali di calcio del Brasile è esplosa nelle nostre teste e nel nostro stomaco di tifosi impenitenti una ventina di giorni fa. Le tv hanno usato tutte le loro arti manipolatorie per alimentarla, con un martellamento di annunci, presentazione di commentatori prestigiosi e servizi esclusivi. E’ stato un conto alla rovescia, un countdown, che per esempio Sky ha intelligentemente scandito con i numeri delle maglie di campioni del passato.  Nell’anno dei mondiali 1986, ci fu un gruppo di svedesi con un nome, Europe, un po’ meno provinciale della Scandinavia, che si ispirarono a questa emozione dell’attesa per tirare fuori uno dei più famosi pezzi “hard pop” di questi  50 anni, appunto “The Final Countdown.

La parola inglese entrò nel nostro vocabolario ai tempi delle avventure spaziali. Il conto alla rovescia lo vedevamo fisicamente sui cronografi in bella evidenza sugli schermi che battevano i secondi prima dell’accensione dei motori dei vari missili Atlas, Saturn o Vanguard che violavano lo spazio e portavano gli astronauti sulla luna. Poi il countdown è stato adottato per segnare il tempo mancante al verificarsi di qualche avvenimento storico: a Pechino, per esempio, nel 1997 un grande cronografo segnava il tempo mancante alla restituzione di Hong Kong da parte dei britannici alla Cina. Poi la cosa è diventata così comune (siamo quasi al countdown per la sagra di paese) che nessuno ci fa più caso.

Molto caso ci fecero invece i giovani che nel 1986 accolsero la canzone degli Europe che arrivò a vendere più di 12 milioni di copie. Un successo assicurato da un rif riuscito e da un uso barocco delle tastiere e degli assolo: insomma un tipico pezzo degli anni dei grandi concerti negli stadi con l’entusiasmo alle stelle. “We’re leaving together, but still is farewell; stiamo partendo insieme, ma è ancora un addio”: insomma è un amore spaziale quello che descrivono gli Europe nel  “conto alla rovescia finale”.  Perché stiamo andando verso Venere e stiamo ancora insieme, forse ci hanno visto”. Come si vede da questa minima citazione, più che un testo è un pretesto per le evoluzioni metal di Joe Tempest e dei quattro compagni.

Gli Europe non riuscirono a uscire dallo schema compositivo del loro hit e la loro carriera è soprattutto legata al conto alla rovescia. Fra le altre canzoni che lanciarono fino all’inizio degli anni 90, meritano una menzione Carrie e Rock The Night.

 

https://www.youtube.com/watch?v=9jK-NcRmVcw

 

 

 

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