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The Girl from Ipanema, João Gilberto (1962)

João Gilberto Prado Pereira de Oliveira è stato un assoluto protagonista a cavallo fra gli anni 50 e 60, quando la sua Bossa Nova, la contaminazione fra samba, jazz e altro, fu una delle colonne sonore della fine della ricostruzione post bellica.

Il prestigioso e austero settimanale britannico The Economist gli rende omaggio alla notizia della sua morte avvenuta in povertà il 6 luglio scorso. Aveva 88 anni, il tempo di sperimentare i casi più o meno ingrati della vita. E’ raro che il settimanale degli economisti classici dedichi un lungo pezzo a una star della musica al di fuori della sezione dedicata ai libri e alla cultura. Racconta di una Rio de Janeiro in grande fermento musicale, quando Gilberto bussò alla porta di Antonio Carlos “Tom” Jobim nel 1957 e “cominciò a fare la storia”.

Cominciò con Chega de Saudade un singolo che dette il titolo a un album che vendette più di 500mila copie.  La sua stella raggiunse l’apice interpretando “The Girl da Ipanema”, scritta da Jobim e Vinicio de Moraes, una musica dolce e suadente che parla della contemplazione della bellezza in diverse età della vita. A ispirare i due musicisti fu una giovane quindicenne che passava quotidianamente, nel suo tragitto tra casa e scuola, davanti al Veloso, un locale di Rio de Janeiro sul litorale di Ipanema.

Era il 1962 e la Bossa Nova conquistò il mondo: “Un raro esempio di una musica che diventa popolare diventando più sofisticata: un paese del  terzo mondo , il Brasile, che ha creato un suo genere artistico e lo ha venduto in tutto il mondo”, come ha detto Caetano Veloso . Il sogno non durò a lungo conclude l’Economist: il colpo di stato militare nel 1964 mise la parola fine all’era della Bossa Nova”. Che è esattamente l’opposto della visione che del Brasile ha ora il suo presidente di estrema destra.

 

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